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Home arrow Informazione arrow News arrow L'arma vincente dei boss: una rete segreta come quella di Aiello
L'arma vincente dei boss: una rete segreta come quella di Aiello PDF Stampa E-mail

italy-usa-mani-webok.jpg 10 febbraio 2008

Palermo. Si servivano di una rete riservata di telefoni cellulari per parlare fra di loro di racket e affari, senza il rischio di essere intercettati.

Probabilmente è anche grazie a questo stratagemma che Maurizio Di Fede, 39 anni e Stefano Marino di 35, sono riusciti a sfuggire alla cattura che lo scorso giovedì 7 febbraio, ha colpito con l’operazione Old Bridge 90 esponenti mafiosi legati al clan Inzerillo tra Palermo e New York. I due membri della famiglia emergente di Roccella, che ricade dentro il mandamento di Brancaccio, avevano riprodotto il metodo usato dall’imprenditore Michele Aiello (condannato in primo grado per associazione mafiosa), che si serviva della rete alternativa di telefoni per poter essere informato liberamente dalle sue “talpe” dei procedimenti a suo carico avviati dalla procura. Per mesi gli agenti della squadra mobile avevano seguito Di Fede e Marino. Li avevano controllati e registrati mentre parlavano dalle loro linee ufficiali. Poi un giorno Maurizio (che usava la rete riservata unicamente per contattare Stefano), erroneamente utilizza il telefono top secret anche per chiamare un conoscente fuori dal circuito. Da quel momento gli agenti sottopongono ad intercettazione anche quello, scoprendo i retroscena sugli affari della cosca di Roccella. Il trentanovenne, figlio del boss detenuto Lorenzo Di Fede, voleva verificare perché la cosca di Brancaccio riscuotesse un estorsione di «dieci milioni al mese» a lui dovuta. Era il 22 novembre 2006. Il boss si domandava: «I “piccioli” che doveva portare Giuseppe, dove sono andati a finire?! … non lo so… ci dobbiamo levare le mani? … mio padre di questa cosa non è che gli piace…». L’impresa, ubicata nella sua zona ma taglieggiata dai boss di Brancaccio, aveva creato qualche problema tra cosche vicine. Gli inquirenti in una conversazione ascolteranno dopo il perché della questione: «La ditta principale è dall’altra parte. Perciò hanno avuto sempre a che fare loro». I magistrati della Dda di Palermo sono ora impegnati a seguire ogni possibile pista che da quelle sim segrete possa portarli alla “talpa” che potrebbe aver informato i boss dell’imminente retata.

Silvia Cordella

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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