La Rivista
News
L'arma vincente dei boss: una rete segreta come quella di Aiello | L'arma vincente dei boss: una rete segreta come quella di Aiello |
|
|
|
|
Palermo. Si servivano di una rete riservata di telefoni cellulari per parlare fra di loro di racket e affari, senza il rischio di essere intercettati. Probabilmente è anche grazie a questo stratagemma che Maurizio Di Fede, 39 anni e Stefano Marino di 35, sono riusciti a sfuggire alla cattura che lo scorso giovedì 7 febbraio, ha colpito con l’operazione Old Bridge 90 esponenti mafiosi legati al clan Inzerillo tra Palermo e New York. I due membri della famiglia emergente di Roccella, che ricade dentro il mandamento di Brancaccio, avevano riprodotto il metodo usato dall’imprenditore Michele Aiello (condannato in primo grado per associazione mafiosa), che si serviva della rete alternativa di telefoni per poter essere informato liberamente dalle sue “talpe” dei procedimenti a suo carico avviati dalla procura. Per mesi gli agenti della squadra mobile avevano seguito Di Fede e Marino. Li avevano controllati e registrati mentre parlavano dalle loro linee ufficiali. Poi un giorno Maurizio (che usava la rete riservata unicamente per contattare Stefano), erroneamente utilizza il telefono top secret anche per chiamare un conoscente fuori dal circuito. Da quel momento gli agenti sottopongono ad intercettazione anche quello, scoprendo i retroscena sugli affari della cosca di Roccella. Il trentanovenne, figlio del boss detenuto Lorenzo Di Fede, voleva verificare perché la cosca di Brancaccio riscuotesse un estorsione di «dieci milioni al mese» a lui dovuta. Era il 22 novembre 2006. Il boss si domandava: «I “piccioli” che doveva portare Giuseppe, dove sono andati a finire?! … non lo so… ci dobbiamo levare le mani? … mio padre di questa cosa non è che gli piace…». L’impresa, ubicata nella sua zona ma taglieggiata dai boss di Brancaccio, aveva creato qualche problema tra cosche vicine. Gli inquirenti in una conversazione ascolteranno dopo il perché della questione: «La ditta principale è dall’altra parte. Perciò hanno avuto sempre a che fare loro». I magistrati della Dda di Palermo sono ora impegnati a seguire ogni possibile pista che da quelle sim segrete possa portarli alla “talpa” che potrebbe aver informato i boss dell’imminente retata. Silvia Cordella |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |