Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Nov 21st
Home arrow Informazione arrow Mandanti occulti arrow C'e' del marcio in Finlandia
C'e' del marcio in Finlandia PDF Stampa E-mail

marco-travaglio-web1.jpg


di Marco Travaglio

Uno dei peggiori guasti del berlusconismo, a parte Berlusconi, è la continua confusione tra cause ed effetti, tra luna e dito.


Da 14 anni ci viene raccontato che il cosiddetto «scontro fra politica e giustizia» dipende non dall’alto tasso di corruzione, collusione e malaffare nelle classi dirigenti italiane, ma dall’iperattivismo della magistratura che avrebbe sconfinato nel terreno proprio della politica. Ragion per cui occorrerebbe una pacificazione, o almeno un armistizio, un compromesso a metà strada che metta d’accordo i due poteri. Purtroppo questa bizzarra vulgata è divenuta senso comune anche in larghe fasce del centrosinistra. Se ne trova traccia persino nel discorso tenuto venerdì dal capo dello Stato al Csm e nelle anticipazioni programmatiche lanciate sabato da Veltroni alla Costituente del Pd. In realtà non è scritto da nessuna parte che politica e magistratura debbano andare d’accordo. In un paese con questi tassi di corruzione, collusione e malaffare, una forte dialettica tra i due poteri è naturale e salutare, fisiologica. Patologica sarebbe la concordia. Come lo era negli anni 60, quando la magistratura fingeva di non vedere i delitti dei colletti bianchi. E come lo era fino a 10-20 anni fa nel «porto delle nebbie» romano, dove si acquistavano giudici à la carte con bonifici estero su estero. I giudici corrotti Squillante e Metta non subirono mai una sola ispezione, un solo procedimento disciplinare, né ingaggiarono alcuno scontro con la politica: anzi, piacevano tanto ai politici che Squillante fu consulente giuridico del premier Craxi e poi del presidente Cossiga. Volendo uscire dal berlusconismo per rientrare nella realtà, il Pd non può limitarsi a non candidare condannati (scelta peraltro rivoluzionaria, merito forse delle battaglie di Grillo, Di Pietro e qualcun altro). Deve riscoprire la differenza tra le cause e gli effetti. Tangentopoli non esplose a causa dei magistrati, ma a causa della corruzione. Il guaio è che si rubava, non che si indagava. Se gli scandali di Bancopoli, Calciopoli, Vallettopoli, Mastellopoli, Rai-Mediaset, Why Not, Cuffaro etc. hanno screditato la classe politica non è perché ci sono i pool di Milano, di Napoli e di Palermo, o la Forleo e De Magistris, ma perché chi fa la leggi non le rispetta, anzi legifera per impedire di essere processato. Lo sfascio della giustizia, propiziato dalle centinaia di controriforme degli ultimi 15 anni, ha ucciso il processo. Basta dare un’occhiata agli ultimi libri di Piercamillo Davigo («La corruzione in Italia», ed. Laterza) e Luigi Ferrarella («Fine pena mai», Il Saggiatore) o ai dati pubblicati dal Sole-24ore per rendersi conto che ben presto verranno meno anche i residui motivi di scontro tra politica e magistratura: per la semplice ragione che i processi non si faranno più e i colpevoli non saranno condannati (ma prescrit- ti, o indultati). Infatti l’attenzione politica si concentra ormai quasi soltanto sulle indagini, per impedire ai magistrati di farle (piano Berlusconi) e ai giornalisti di raccontarle (piano Veltroni). Dopodiché il cerchio si chiuderà per sempre. In dieci anni, dal 1996 al 2006, in Italia i condannati definitivi per corruzione sono passati da 1159 a 186 (-87,5%); per peculato, da 608 a 210 (-65%); per abuso d’ufficio da 1305 a 46 (-96%); per concussione da 555 a 53 (da 10 a 1). La ripartizione geografica dei dati è ancor più penosa: nel 2006 i condannati per corruzione sono stati appena 5, in tutta la Sicilia la miseria di 5, in tutta la Campania 3, in tutta la Calabria addirittura 0 (infatti il Csm ha deciso che Luigi De Magistris è incompatibile con l’ambiente: troppo losco in un ambiente così profumato). Di più: negli ultimi 20 anni, a Reggio Calabria e provincia, i condannati per corruzione sono stati la bellezza di 1. Avete capito bene: 1 in 20 anni. Viene quasi voglia di conoscerlo, di abbracciarlo, di fargli coraggio, di solidarizzare con quest’unico sfigato che s’è fatto beccare. C’è da sperare che nessuno diffonda queste cifre all’estero: dovessero arrivare in Finlandia, vi getterebbe lo scompiglio. Perché la Finlandia è il paese meno corrotto d’Europa, eppure non è mai riuscita a scendere a un condannato per corruzione in vent’anni. Ne ha qualcuno di più. Vedendosi scavalcati dai calabresi, a Helsinki potrebbero farsi l’idea che c’è del marcio, in Finlandia. Uliwood party

UNITA 19 FEBBRAIO 2008

 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Approfondimento quotidiano

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Link

comitato_addiopizzo.gif



liberainformazione.jpg



ilresto_banner.jpg



telejatoweb.jpg



banner_corrierenews_web1.png



banner-u-cuntu-web.jpg




APPELLO

contro-il-lodo-alfano-web0.jpg

Statistiche

Utenti: 890
Notizie: 6417
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2887331

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Rss Feed

rss_web.png



Google Adv


Libri

solo-per-giustizia-home.jpg

Libri

e-la-stampa-bellezza-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg