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Minacce dalla mafia a monsignor Pennisi | Minacce dalla mafia a monsignor Pennisi |
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12 febbraio 2008
Minacce dalla mafia, vescovo sotto scorta
Piazza Armerina, monsignor Pennisi negò le esequie a un boss
I clan di Gela ancora all´attacco dopo le intimidazioni al sindaco Crocetta
SALVATORE FALZONE
PIAZZA ARMERINA - I boss minacciano, un vescovo finisce sotto scorta. Dopo l´intimidazione al sindaco Rosario Crocetta, i clan gelesi hanno puntato il dito sul vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi, nel mirino del clan Emmanuello per aver vietato la celebrazione in chiesa dei funerali del boss Daniele, ucciso dalla polizia il 3 dicembre mentre tentava di sfuggire alla cattura. In Sicilia non accadeva dal 1984, anno in cui venne assegnata la tutela al cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo. Un servizio di tutela in tutte le sedi religiose dell´arcivescovado di Piazza Armerina è stato disposto ieri dal comitato per l´ordine e la sicurezza, riunitosi in prefettura a Enna dopo la diffusione di un volantino ingiurioso, con frasi che la polizia giudica «farneticanti» e nel quale si inneggia anche ai boss. La Procura di Caltanissetta ha aperto un´inchiesta per risalire agli autori, mentre gli investigatori fanno notare che non è la prima volta che a Gela circolano lettere anonime indirizzate a personalità della vita pubblica: molte in passato quelle indirizzate al sindaco Crocetta, a sacerdoti, sindacalisti e politici.
«Il Signore ci liberi dal pizzo e dalla mafia», commenta monsignor Pennisi. «Quelle che ho ricevuto sono minacce e insinuazioni volgari - racconta il prelato - tanto che all´inizio credevo che non valesse la pena dare troppa risonanza alla questione, finendo per fare il gioco di chi mi aveva minacciato. Io non ho avuto il volantino tra le mani, me ne hanno riferito e ho disposto che fosse portato alla polizia. Gli agenti - aggiunge monsignor Pennisi - però non hanno sottovalutato la questione, e mi hanno messo in guardia. Nel volantino mi si accusa di aver sottomesso la Chiesa allo Stato, perché avrei obbedito al divieto del prefetto di celebrare il funerale nella chiesa madre. Una decisione che, allora come adesso, ho considerato invece ragionevole. Ho ricevuto la solidarietà di magistrati e vescovi, tra cui quella di monsignor Betori, segretario generale della Cei. Il mio ministero - conclude il vescovo - è comunque svolto contro la mafia, al di là del fatto in sé. È probabile che contro il mio impegno ci sia una resistenza. Ho scritto sul giornale della diocesi che tra mafia e vita cristiana c´è una assoluta incompatibilità, che il dovere dei cristiani è quello di prevenire i fenomeni criminosi, aiutando i mafiosi a pentirsi e diventare persone nuove. E alla famiglia protagonista della vicenda sottolineo che non abbiamo mai fatto mancare assistenza spirituale».
La diocesi di Piazza Armerina fa sapere che «il vescovo si mostra sereno e consapevole di avere operato per il bene, coerentemente con il suo compito di pastore». Nella nota la diocesi aggiunge che «la Chiesa di Piazza Armerina intende impegnarsi a fare la sua parte sia dal punto di vista della catechesi e dell´educazione morale al rispetto della legalità; siamo quindi pronti a collaborare, attraverso la Caritas diocesana, con l´associazione anti racket e anti usura sorta a Gela».
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Gioco criminale |
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di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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