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Forgione su mafia e politica | Forgione su mafia e politica |
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29 gennaio 2008 Roma. La politica è richiamata ad un preciso senso di responsabilità. Lo chiede con forza Francesco Forgione, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, a causa degli intrecci sempre più manifesti tra esponenti di partito ed interessi mafiosi.
“Il limite è ormai superato – ha detto Forgione – e questo tema riguarda centro, destra e sinistra come dimostrano le ultime vicende in Campania e Calabria”. I partiti devono avere il coraggio di affrontare scelte di rottura. “Il consenso al Sud – ha aggiunto il presidente dell’Antimafia – non può essere cercato condividendo con le mafie, favorendone la diffusione sociale, alimentandone la forza economica, consegnando il controllo di interi apparati pubblici ma ricostruendo una trasparenza che parta dalla limpidezza morale che devono avere i rappresentanti delle istituzioni”. Occorre inoltre che si acceleri l’iter di approvazione della legge che stabilisce la rimozione dei vertici della burocrazia in caso di scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiose.
In merito alla triste vicenda della malasanità calabrese Forgione ha sottolineato che “in Calabria si muore perché la politica d’accordo con la ‘ndrangheta ha scelto il degrado della sanità pubblica, come dimostra la vicenda di Vibo, spostando risorse dal pubblico al privato. La degenerazione messa a nudo dal caso Crea non è l’anomalia ma rappresenta una pratica diffusa”.
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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