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Antimafia Duemila

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La politica clientelare tiene in vita Cosa nostra PDF Stampa E-mail

tescaroli_luca_web.jpgdi Luca Tescaroli

In una Sicilia attanagliata da una profonda crisi economica e istituzionale, dove lo sviluppo non...

decolla , forze, iniziative e atteggiamenti contrapposti e ambivalenti si contendono il campo, intrecciandosi tra loro. Da un lato, l´azione repressiva di magistratura e forze dell´ordine - concretizzatesi in arresti di uomini d´onore, nuove collaborazioni con la giustizia, sequestri di patrimoni per ingenti valori - continua a fiaccare una nuova generazione di boss dalla statura criminale molto meno spiccata di quella che gestiva il potere nel decennio precedente e che basa i propri business prevalentemente sul racket delle estorsioni e sul controllo delle attività economiche sul territorio. Larghi settori dell´informazione, anche nazionale, mostrano maggiore sensibilità e attenzione rispetto al passato al fenomeno mafioso, denotando di saper cogliere gli aspetti innovativi e gli avvenimenti che vi interagiscono. Fiction televisive sono state incentrate sui padrini di Corleone. Nella stessa direzione si registrano positivi comportamenti, di rottura rispetto alla tradizione di indifferenza, di connivenza e di collusione, da parte del mondo dell´imprenditoria, che, tramite l´associazione di categoria, Confindustria, ha verbalmente e reiteratamente preso le distanze dal sistema delle estorsioni. Singoli imprenditori hanno trovato il coraggio di reagire e di sfidare l´imposizione sistematica del pizzo. Condotte precedute da un impegno e da un´azione apprezzabile di esponenti della società civile convogliati in comitati e associazioni, come Addio Pizzo e Libera. Tuttavia sono troppo pochi gli imprenditori che hanno denunciato, sebbene molti siano i nominativi di coloro che sono risultati pagare dai libri mastri sequestrati ai boss arrestati. Un segno evidente di non acquisita fiducia nelle istituzioni e del fatto che i più sono ancora imprigionati dalla paura, per il timore di ritorsioni, o ritengono più conveniente mantenere il rapporto con "l´onorata società". D´altra parte, l´iniziativa di Confindustria non ha svolto la sperata funzione di traino nei confronti di altre associazioni di categoria e non ha superato la soglia dell´aperta abiura e della mobilitazione dei rappresentanti. Occorre interrogarsi sulle ragioni di una tale resistenza e chiedersi se quanto accade nell´isola e caratterizza il sistema di potere che la governa condizioni lo sgretolamento del muro di omertà. In un contesto di assuefazione culturale a Cosa nostra e di collusione i molti segnali positivi stentano a produrre effetti concreti di miglioramento sulla vita dei cittadini. Troppi mafiosi arrestati continuano a ritornare in libertà in tempi troppo rapidi e, conseguentemente, a esercitare la loro azione criminale nelle stesse zone. Non si percepiscono segnali di discontinuità da parte degli esponenti della classe politica che conta, preposti al governo dell´isola e di altri enti locali. La propensione ad avere rapporti con i mafiosi è conclamata e interessa soprattutto alcuni rappresentanti politici delle provincie di Palermo, Agrigento e Trapani.

La gestione della cosa pubblica continua ad avvenire secondo una prospettiva fortemente clientelare, proiettata a consolidare il ruolo di chi governa, secondo logiche spartitorie selvagge. A fronte di ciò nessun politico o rappresentante delle istituzioni è stato sottoposto a sanzioni politiche per aver intrattenuto rapporti con appartenenti a Cosa nostra o per aver dimostrato di non perseguire l´interesse pubblico, proprio come avveniva nell´epoca dei Ciancimino e dei Lima. Non risultano, infatti, casi di non inclusione nelle liste elettorali o nella rosa dei candidati di un partito per incarichi istituzionali o politici, di sfiducia da parte delle maggioranze che hanno eletto i relativi rappresentanti collusi, di revoca del mandato o di rimozione dall´incarico. La recente condanna, in primo grado, del presidente dimissionario della Regione siciliana a cinque anni per favoreggiamento (per aver favorito singoli personaggi associati alla mafia: Domenico Miceli, Salvatore Aragona, Michele Aiello e Giuseppe Guttadauro) e rivelazione di segreto d´ufficio, ha aperto la prospettiva di una sua candidatura al Senato della Repubblica nelle file dello stesso partito di appartenenza. È, dunque evidente come tale stato di cose, per un verso, contribuisca a incrinare l´affidabilità delle istituzioni nel suo complesso di fronte alla collettività, che paradossalmente è l´arbitro del proprio destino ed è chiamata ad eleggere i propri rappresentanti, mentre, dall´altro, invia al mondo mafioso segnali che possono essere interpretati come atteggiamenti di disponibilità a interagire. In altri termini, quei partiti che non allontanano gli esponenti che hanno dimostrato di avere rapporti con i mafiosi spianano la strada alle intese e allo scambio di favori con le cosche. Le nuove elezioni regionali, che si accompagnano a quelle nazionali, costituiscono per i siciliani un´occasione propizia per dare vita a un autentico rinnovamento. A tal fine, è, però, fondamentale la scelta di rappresentanti che diano garanzia di legalità, certezza di governo senza alcuna commistione tra politici, affari e mafia e serie prospettive di sviluppo dell´economia, con progetti di investimento, senza distribuire le risorse pubbliche per accaparrarsi consensi e assicurarsi voti. Cosa nostra non starà certo alla finestra, dal momento che in ballo vi è ancora la partita dei fondi dell´Ue, destinati a inondare l´isola, e la possibilità di conquistare appalti di lavori e servizi con la connivenza di amministratori e dirigenti collocati in posti chiave (quali quelli della sanità, dell´agricoltura, della formazione e turismo, della pianificazione).

LA REPUBBLICA EDIZIONE Palermo 7 FEBBRAIO 2007 
Pagina I - Palermo  LE IDEE 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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