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Antimafia Duemila

Friday
Jan 09th
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Rialzati i tacchi PDF Stampa E-mail

marco-travaglio-web2.jpgdi Marco Travaglio

Sull’improvvisa svolta buonista che ha trasformato Berlusconi in un incrocio tra Depretis, Rumor e un termosifone spento, circolano almeno due interpretazioni.



1)
Il Cainano, a 71 anni suonati, ha realizzato che i comunisti non sono poi male, visto che per la seconda volta gli riconsegnano l’Italia intatta, come l’aveva lasciata, almeno nei settori che gl’interessano (giustizia e tv). 2) Si fida a tal punto di Uolter che, piuttosto che ritrovarsi in quel covo di vipere chiamato Cdl, è pronto al governissimo un minu- to dopo il voto. Noi però, dopo averlo visto l’altra sera a Porta a Porta con l’occhio bovino, lo sguardo fisso, il lifting in caduta libera e il riporto d’asfalto a mascherare il cedimento struttu- rale dei bulbi trapiantati, ne azzardiamo una terza: che sia un tantino bollito. Per tutta la sera abbiamo scacciato con orrore il sospetto, non volendo arrenderci all’idea che il nostro eroe perda colpi. Ma poi ha detto: «Nel ’94 dovetti scendere in campo dopo aver tentato di mettere insieme Zaccagnini e Bossi». Una scena patetica, come il vecchio nonno che confonde la battaglia del Piave della I guerra mondiale con la campagna di Russia della II. I quattro direttori di giornale che decoravano lo studio (con l’eccezione di De Bortoli, che al confronto del compagno Sansonetti pareva Che Guevara) non hanno avuto il coraggio di alzare il ditino e domandare: «Zaccagnini? È sicuro, presidente, di aver parlato con Zaccagnini nel ’94? O era una seduta spiritica? A noi Zaccagnini risulterebbe morto dal 1989». Insomma, l’hanno risparmiato. Anche l’insetto, che per ragioni affettive conosce vita, morte e miracoli di tutti i demo- cristi su piazza, ha sorvolato; almeno fino ai titoli di coda, quando ha estratto un’agenzia che aveva scoperto lo svarione di nonno Silvio e ne ha dato lettura: non era Zaccagnini, era Martinaz- zoli, ma ­sia chiaro­ lo dice l’agenzia, mica lui. Non sia mai che contraddica un ospite quando spara una stronzata. Sarebbe un pericoloso precedente e chissà dove andremmo a finire: potrebbe financo intervenire l’Authority. Vuoti di memoria a parte, preoccupa il look ancora incerto (una volta t-shirt nera, una volta camicia blu scura, l’altra sera di nuovo cravatta fantasia, ma con tracce di rosso) e soprattutto i tacchi col rialzo, che parrebbero eccessivi anche sulla Santanchè e che nessuno capisce a cosa gli servano quando sta seduto in poltrona. Tantopiù se lo slogan elettorale è «Rialzati Italia», peraltro tipico di uno spot del Viagra. A peggiorare le cose, c’è il copione: tutto repertorio, anzi modernariato. Come il vecchio guitto che cerca l’applauso con la gag degli anni 30, nonno Cainano tenta il colpo col numero dei nipotini che lo credono Super- man: aveva sempre funzionato, ma lo fa da 10 anni e lo sanno tutti. Vespa riesuma la scrivania di ciliegio, che fa sempre la sua porca figura, ma quando lui ci si siede non ha niente da promettere: il nuovo Contratto con gl’italiani non è pronto per mancanza di balle fresche, Tremonti e Brunetta ci stanno ancora lavorando. Allora riprova con l’abolizione dell’Ici e le 106 Grandi Opere: altro dejà vu. Manca solo il milione di nuovi posti di lavoro. Di nuovo dice solo che «chiuderò le frontiere» (quali? come? a chi?), «la lotta all’evasio- ne spaventa gl’italiani» (specie gli evasori), «va recuperata l’immagi- ne internazionale dell’Italia» (a base di corna a kapò), «faremo il Traforo del Frejus» (peraltro già fatto da 130 anni), «i comunisti vogliono abolire la moneta» e «sto lavorando con don Verzè per portare l’età media degli italiani a 120 anni». Ma nessuno ha nulla da obiettare, anche perché i direttori si fanno ciascuno i fatti propri. Pigi Battista è affranto per le sorti dell’amico Ferrara travesti- to da guardia svizzera: non si trova un posto per lui nel Pdl? No, a tutto c’è un limite persino per il Cainano. Orfeo, direttore del Mattino, ha un altro problema: non si potrebbe sistemare almeno Piercasinando, che è il genero del suo editore? Niente da fare. Sanso- netti, geloso per le lodi a Uòlter, ne vorrebbe nche per Fausto. E il nonnetto, magnanimo: «Ma sì, Bertinotti è un’ottima persona». E poi saran pure comunisti, Samso- nite e Tweed Berty, ma sono pure milanisti. Tutto è bene quel che finisce bene. Ci sarebbero anche i processi, le intercettazioni, la Rai, Mediaset, la sentenza europea che stermina la Gasparri, ma non c’è tempo. Meglio non fare doman- de, se no l’Authority si offende.

Uliwood party

UNITA 14 FEBBRAIO 2008

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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