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Antimafia Duemila

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Nov 21st
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Lui è più mafioso di me PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio

Tanto per cambiare, i destini delle elezioni si giocano in Sicilia, dove già nel 2001 il Cainano sbancò 61 collegi su 61. Ma allora la Casa circondariale delle Libertà era allineata e coperta, mentre oggi è dilaniata da...

varie guerre per bande: Cuffaro contro Miccichè, Miccichè contro Cuffaro, Lombardo contro tutti, Scapagnini in fuga verso Roma dopo aver portato il comune di Catania al fallimento (l’Enel ha spento i lampioni perché il sindaco non paga più le bollette). Astutamente, il centrosinistra ha deciso di non approfittarne, dividendosi sulla ricandidatura di Rita Borsellino, che due anni fa portò al centrosinistra 10 punti in più della somma dei partiti e dunque probabilmente sarà rimpiazzata dalla Finocchiaro senza passare per le primarie. Intanto, nel centrodestra, si sviluppa un alato dibattito al grido del «tu sei più delinquente di me». Tutto comincia con la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggia- mento di alcuni mafiosi. Mentre Vasa Vasa festeggia a cannoli e champagne lo scampato pericolo (lui, conoscendosi, temeva peggio), due noti cultori della legalità come Miccichè e Dell’Utri lo invitano alle dimissioni, seguiti a ruota dalla Prestigiacomo. Anche lei tiene molto alla questione morale: l’altra sera, ad AnnoZero, annuncia che «non candideremo condannati definitivi». Domanda: dunque Dell’Utri, condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatture, in appello a 2 anni per estorsione mafiosa e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, resterà fuori dal Parlamento? Il terrore le si dipinge sugli occhi: «Dell’Utri gode della mia massima stima e della mia piena fiducia». Condannato sì, ma degno di fidu- cia, dunque ricandidato. Anche perché Forza Italia l’ha inventata Dell’Utri, mica la Prestigiacomo. Ed è meglio non innervosirlo troppo. L’ultima volta fu nel 1991, quando l’imprenditore Vincenzo Garraffa rifiutò di versare a Publi- talia un ritorno di 700 milioni di lire in nero su una sponsorizzazio- ne. Dell’Utri, lievemente alterato, gli disse: «Abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare idea». Infatti, a stretto giro, Garraffa ricevette la visita a domicilio del boss Vincenzo Virga. Meglio non ripetere l’esperienza, soprattutto per una signora così ben pettinata. Ora però s’è innervosito Cuffaro, che non ha gradito l’invito alle dimissioni da Miccichè, che per giunta vorrebbe prendere il suo posto: «Farò di tutto per impedire la candidatura e l’elezione di Miccichè». Conoscendolo, ha gli uomini e i mezzi per riuscirci. Miccichè, che come disse Ciccio Musotto «ha molto fiuto, e non solo politico», s’è lasciato un po’ andare: «Cuffaro parla come se l’avessi mandato a casa io. Invece ci ha mandati a casa lui. S’è fatto condannare, cosa che aveva garantito non sarebbe accaduta, quando lo candidammo. Diceva che i suoi avvocati erano sicuri. E noi a credergli». A questo punto sarebbe interessante sapere chi avesse garantito a Cuffaro l’assoluzione. Esistono due intercettazioni (frettolosamente archiviate dal procuratore Grasso e ripescate dal successore Messineo) in cui Berlusconi, nel novembre 2003, garantiva a Totò che «dall’interno dell’ufficio che si sta interessando di queste cose… ho notizie buone, c’è un orientamento positivo…» e, nel gennaio 2004, che il ministro dell’Interno Pisanu «mi ha parlato e mi ha detto che... è tutto sotto controllo...». Non vorremmo che Totò fosse costretto a spiegare, magari a un pm, cosa intendeva dire l’amico Silvio. Vasa Vasa si sente talmente sicuro da mandare avanti una giovane e avvenente deputata regionale dell’Udc, Giusy Savarino, a bocciare la candidatura Miccichè: «Non per i suoi comportamenti disdicevoli, ma per le sue “debolezze”». Allusione alle frequenti visite del pusher Alessandro Martello al ministero dell’Economia quando l’uomo dal grande fiuto era viceministro. Non certo ai suoi vecchi incontri con personaggi legati alla mafia, che - almeno nell’entourage di Cuffaro - sono cose da nulla. Miccichè replica che «Cuffaro non può scegliere il proprio sostituto dopo aver favorito la mafia». Cuffaro potrebbe ricordare che Miccichè era il vice di Dell’Utri a Publitalia e che Dell’Utri è stato condannato dallo stesso Tribunale che ha condannato lui per aver favorito una dozzina di boss, da Mangano in giù. Ma non vogliamo suggerirgli nulla. Per ora ci godiamo lo spettacolo. Pronti, all’occorrenza, a pagare il biglietto.


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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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