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Nicola Tranfaglia - Virus padani e dioscuri ''a' la carte'': quei colpi all'identita' nazionale PDF Stampa E-mail

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di Nicola Tranfaglia - 12 agosto 2009

Gli ambigui allarmi sull’oblio della ricorrenza del 150° e la retorica interessata contro Mani Pulite.
Cronache da una Repubblica sempre più malmessa.
 


Il quotidiano più diffuso d’Italia ha mobilitato, per più di una settimana, i suoi strenui dio-scuri, Galli della Loggia e Panebianco, per spargere l’allarme nella superstite opinione pubblica di questo paese, per lanciare un grido d’allarme sulle assai scarse cure della classe dirigente nazionale in vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia previsti nel 2011.
C’è da stupirsi del fatto che il governo e la maggioranza attuali si occupino poco della ricorrenza? Direi di no se si pensa che la forza egemonica di questa maggioranza si chiama Lega Nord e in questi anni ha parlato sempre di separazioni e continua a portare avanti una politica che prevede per gli insegnanti la capacità di esser nati in una regione determinata e di parlarne addirittura il dialetto, che vuole le bandiere regionali accanto a quella nazionale e ogni giorno ne inventa una nuova per attuare un federalismo distruttivo e antitetico a quella unità repubblicana che è ancora nei primi articoli della nostra Costituzione. Ma come si è arrivati a una simile situazione? Ad ascoltar quel che scrive Ernesto Galli tutto sarebbe accaduto negli anni novanta e sarebbe colpa dei giudici di Mani Pulite, giacché, con la scomparsa della classe politica della cosiddetta Prima Repubblica, si è dissolta e distrutta la cultura unitaria della storia d’Italia. Spiegazione difettosa di quel che è successo nel nostro paese in quegli anni che non tiene conto di due fattori più importanti: la straordinaria corruzione pubblica in cui era precipitata l’Italia e l’avvento di un uomo, Berlusconi, che dopo lunga preparazione e conquista dei mezzi di comunicazione, grazie all’aiuto di due protagonisti della Repubblica, come Craxi e Andreotti, ha sostituito all’egemonia della sinistra e dei comunisti in particolare, una propria egemonia politica e culturale anzitutto di genere televisivo e, grazie ad essa, ha conquistato la maggioranza dei voti e, per la prima volta, la presidenza del Consiglio.
Ma questa egemonia ha avuto, dall’inizio, due caratteristiche che nel tempo si sono consolidate: quella di portare al potere forze politiche che non avevano partecipato all’Assemblea Costituente del 1946-47 e alla fondazione della Repubblica democratica, di allearsi dall’inizio con una forza, la Lega, che addirittura è sorta come forza antagonista dell’unità nazionale, decisa a combattere per la bandiera padana contro quella tricolore dell’Unità.
Berlusconi, leader dopo Bossi del populismo italiano, ha unificato le forze e i partiti della destra e ha trovato nella Lega Nord la punta di diamante della propria maggioranza. Questo spiega la perdita della memoria unitaria e la disattenzione per la ricorrenza del 2011. Altro che disattenzione. Piuttosto che festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia i leghisti di Maroni e Calderoli preferirebbero celebrare la nascita della Padania e la separazione dal Mezzogiorno e dalle Isole. Ormai le mafie, a guardare i problemi reali dell’Italia di oggi, non stanno soltanto nelle isole e nell’Italia meridionale ma dispongono di basi e sedi di affari e riciclaggio in tutta l’Italia del Centro e del Nord se è vero, come attesta l’Istat, che le mafie sono l’azienda più florida dell’intera penisola. Né si può dire che ne siano esenti le regioni della inesistente Padania. Contraddizione non piccola di questa discussione astratta sull’Italia unita o disunita. Quel che è strano è che intellettuali i quali, un giorno sì e uno no, si riferiscono allo stato liberale e ai grandi monumenti del liberalismo occidentale poi, nel loro giornale, si schierano, pur con qualche formale riserva, dalla parte del populismo autoritario che ormai ci governa tranquillo, senza che il centro-sinistra riesca ancora a maturare insieme un’alternativa di riforme in grado di svegliare gli italiani.

Tratto da: l'Unità



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