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Antimafia Duemila

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Stato d’assedio PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio
Uno legge sui giornali il seguente titolo: «Csm, si aggrava la posizione della Forleo». E si domanda: oddìo, che altro avrà fatto la Clementina...

oltre a macchiarsi di colpe indelebili tipo intercettare Fazio e i furbetti del quartierino, far recuperare allo Stato 200 milioni di euro di refurtiva, bloccare le scalate illegali a Bnl, ad Antonveneta e a Rcs e soprattutto partecipare a Annozero? Niente, assolutamente niente. Semplicemente la prima commissione del Csm (di cui fa parte la signora Letizia Vacca, che condannò Forleo e De Magistris prim’ancora che fossero giudicati) dev’essersi resa conto che le accuse fin qui mosse alla gip non reggono, o non bastano a farla trasferire (il nuovo ordinamento giudiziario non contempla, fra le cause di trasferimento per incompatibilità, i comportamenti colpevoli del magistrato, ma solo le situazioni oggettive indipen- denti dalla sua volontà: parentele con indagati o cose del genere, mentre qui si accusa la Forleo di comportamenti colpevoli, passibili di un procedimento disciplinare, ben più garantito della procedura di trasferimento). Così, come già fece il Pg della Cassazione con De Magistris, si continuano a aggiungere accuse sempre nuove, anche se basate su fatti vecchi e stranoti. L’ultima (last but not least) è di aver addirittura «interferito» nelle indagini sulle scalate bancarie e «personalizzato» le sue funzioni di gip, venendo meno alla terzietà, per aver chiesto alla Procura notizie di una mega-misura di sequestro e interdizione a carico di un personaggio legato a Unipol, più volte annunciata e mai arrivata sul suo tavolo. Meravi- gliata dall’improvviso cambio di rotta, la Forleo si sarebbe sfogata con alcuni amici su possibili «frenate» della Procura, esternan- do la sua amarezza per essere stata mandata allo sbaraglio. Fermo restando che i pm milanesi sono persone al di sopra di ogni sospetto, liberi di cambiare strategia, gli sfoghi della Forleo andrebbero inseriti nel contesto di quel che stava accadendo nell’estate-autunno 2006: attacchi concentrici alla gip da destra a sinistra e dai massimi vertici istituzionali che l’accusavano di ogni nequizia, nel silenzio tombale dell’Anm e del Csm (che pure, in casi di attacchi molto meno pesanti è solito aprire pratiche a tutela). Di più: interpretando garantisticamente la legge Boato, la Procura aveva deciso di non iscrivere D’Alema e Latorre per concorso in aggiotag- gio finché le loro telefonate con Consorte non fossero autorizzate dal Parlamento, lasciando alla gip l’onere di spiegare alle Camere che l’autorizzazione sarebbe servita a indagare non solo su Consorte & furbetti vari, ma anche sui due parlamentari. Molto correttamen- te, il pm Francesco Greco spiegò al Sole-24 ore che la Procura era in piena sintonia, su quella interpre- tazione (autorevolmente avallata dal professor Cordero), con la gip Forleo. È in quel contesto di isolamento e di attacchi furibondi che vanno inquadrati gli sfoghi della Forleo, che si sentì isolata e «mandata allo sbaraglio». Sfoghi privati, magari esagerati ma legittimi e comprensibili, che sarebbero rimasti riservati se qualche suo interlocutore non fosse andato a spiattellarli alla Procura di Brescia. Resta da capire cosa c’entri tutto questo con la presunta «incompatibilità» della Forleo. Dove sta scritto che un gip deve andare d’amore e d’accordo con la Procura? Non s’era detto che il gip, per essere “terzo”, non deve appiattirsi sui pm? Allora che senso ha accusare la Forleo di aver compromesso la sua terzietà criticando la Procura? Pare di sognare, è il mondo alla rovescia. I pm legittimamente le dissero di tenersi pronta per una voluminosa richiesta di sequestro e di interdizione: che c’è di male se poi, non vedendola arrivare, la Forleo domandò che fine avesse fatto quella richiesta? E come può un gip «interferire» in un’indagine, visto che le indagini le fanno i pm e il gip può agire solo su loro richiesta? E, se il gip è un giudice monocratico, cioè decide da solo, che senso ha accusarlo di «personalizzare» il suo lavoro? Le nuove accuse che avrebbero «aggravato» la posizione della Forleo confliggono non solo con i fatti, ma anche col buonsenso e con la logica. Se vogliono punire la Forleo «a prescindere», facciano il piacere: dicano che deve pagare per aver toccato qualche intoccabile di troppo, e la facciano finita. Tanto la gente ha già capito tutto.


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UNITA  7 FEBBRAIO 2008
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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