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Caro d'Eramo, nessuno vuole imbavagliare nessuno PDF Stampa E-mail
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Caro d'Eramo, nessuno vuole imbavagliare nessuno
L'articolo di Marco d'Eramo

giulietto_chiesa.jpg

di Giulietto Chiesa - Megachip  6-2-08

La risposta dell'europarlamentare e Presidente di Megachip a l'articolo pubblicato su Il Manifesto di Marco d'Eramo

 

Con una lettera a Gabriele Polo, l'europarlamentare e Presidente di Megachip risponde ad un articolo di Marco d'Eramo comparso sul il Manifesto del 3 febbraio scorso (leggi l'articolo ), a proposito dell'invito come "ospite d'onore", rivolto dalla Fiera del Libro allo Stato d'Israele nel 60° della sua fondazione.

Caro Direttore,
è con grande sorpresa che ho letto l'intervento di Marco d'Eramo sul Manifesto di Domenica 3 Febbraio, dal titolo "Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang". Con sorpresa perchè Marco d'Eramo, che stimo, è caduto nella stessa trappola in cui hanno finto di cadere alcuni commentatori faziosi. Nessuno, io credo (e non sarebbe comunque la mia opinione) si propone di mettere il bavaglio agli scrittori israeliani o a chicchessia. si fosse trattato di un qualunque incontro di scrittori, o esposizione di libri, sarebbe stata iniziativa lodevole e benvenuta, come benvenuti sono coloro che pensano e scrivono, non importa in quale nazione e paese. Il fatto è che la Fiera del Libro di quest'anno ha scelto di avere come ospite d'onore lo Stato d'Israele nel 60-esimo anniversario della sua fondazione. E questa - a meno di non voler mostrare una davvero eccessiva ingenuità -è ben altra cosa. Che attiene molto più alla politica degli stati che alla cultura. E non perchè io ritenga sia in discussione l'esistenza dello Stato d'Israele. Al contrario: perchè io vedo - confermato dal sangue di questi giorni e dalla catastrofe umanitaria di Gaza - che è in discussione l'esistenza dello Stato palestinese. Anzi, essa è proprio, attivamente, tenacemente, ferocemente impedita dallo Stato d'Israele, contro la volontà della maggioranza della comunità internazionale e della stessa Unione Europea. Dunque la scelta della Fiera del Libro è decisione faziosa e di parte, che non può non essere percepita che come scelta di parte da chi si batte per avere la sua terra e per poterci vivere in pace.
Decisione più improvvida di questa non poteva essere presa. Mi auguro che vi sia ancora il modo di modificare quella scelta infausta e sbagliata e che si possa organizzare l'esposizione dei libri di tutti gli scrittori della terra martoriata di Palestina, a prescindere dallo Stato di cui hanno il passaporto e che tutti vi si possano confrontare in pace. Sessant'anni di Israele hanno significato sessant'anni di lotta del popolo palestinese. Ignorare questo dato non è possibile, anche se si deve evitare di esaltarlo. La pace non c'è e non si potrà aiutarla ad esserci celebrando la vittoria degli uni sugli altri.

Cordiali saluti
Giulietto Chiesa


 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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