La Rivista
Marco Travaglio
Poveretti, come s’offrono | Poveretti, come s’offrono |
|
|
|
|
le transumanze di chi va, chi viene e chi resta in mezzo alla strada perché non sa dove andare. Mastella pare non lo voglia nessuno, anche per via della famiglia numerosa, per giunta inseguita dai carabinieri. I Liberaldemocratici, cioè Dini e D’Amico, sono prossimi alla scissione dell’atomo: Dini a destra, D’Amico a sinistra. Il Cainano, avendo promesso posti a tutti (persino un «ministero dell’Oceania» al sen. Randazzo), ha più gente sotto casa che capelli in testa. I sismografi rilevano smottamenti dalle parti dell’Udc, a causa della fuoriuscita di gas tossici, fra i quali Carlo Giovanardi. Il popolare Fernandel aveva già anticipato la sua mossa agli eventuali elettori con una lettera al Giornale, subito dopo la nascita del Partito del Popolo delle Libertà sul predellino della Mercedes dell’amato Silvio. Poi però Silvio aveva smentito di aver mai fondato un partito al posto di Forza Italia, così Fernandel aveva smentito di aver mai scritto al Giornale e aveva avvertito l’Udc di non esser mai uscito, al che dall’Udc gli avevan detto di fare un po’ come gli pare, chè tanto resti o vada - nessuno si accorge di nulla. L’altroieri ha smentito la precedente smentita ed è di nuovo uscito, spiegando di aver sofferto in silenzio per troppi anni in un partito che non era più il suo, e ne ha fondato uno nuovo: i Popolari liberali, che presto si riuniranno a congresso in una cabina telefoni- ca, intanto confluiscono in Berlu- sconi. Attenzione però,avverte Giovanardi: «non entriamo in Forza Italia, ma nel Partito popolare delle libertà». Prima o poi qualcuno lo avvertirà che il Partito popolare delle libertà non esiste, visto che quelli di Berlusconi si chiamano Forza Italia e Partito del Popolo delle Libertà. In pratica Fernandel ha lasciato l’Udc (che l’aveva addirittura fatto ministro) per un partito fantasma. Ci appelliamo fin da ora a Piercasinando, che è personcina ammodo, perché riaccolga il figliol prodigo nella casa del padre, onde evitare che il pover’uomo si abbandoni a gesti inconsulti. I posti a sedere, del resto, non mancano: se ne sono andati anche Baccini e Tabacci per dar vita alla Rosa Bianca, che dovrebbe imbarcare Savino Pezzotta, quello che parla con una patata sotto la lingua. Resta da capire se staranno a destra o a sinistra, ma pare che scioglieranno il dilemma in modo bipartisan: Baccini a destra, Tabacci a sinistra, Pezzotta a casa. Alle gravi perdite di cui sopra, Piercasinando sopperisce da par suo con due new entry davvero appetitose: gli ex forzisti Ferdinando Adornato e Angelo Sanza, noti trascinatori di folle. Da giorni la sede dell’Udc in via Due Macelli è transennata per arginare il tumultuoso afflusso dei loro seguaci. Ora, Sanza è un ex dc, e si capisce. Ma Adornato? A parte la rima con Piercasinando, non è dato sapere quali affinità elettive con l’Udc abbia scoperto costui, che 15 anni fa voleva spezzare le reni alla Prima Repub- blica e ora si ritrova in lista con Totò Cuffarò. Ex comunista, già direttore del giornale della Fgci Città futura, nel 1993 cofondò Alleanza democratica per spazzare via l’orrendo Caf, tutto eccitato dal repulisti di Mani Pulite. Entrò alla Camera col Pds per salvare l’Italia dal «pericolo Berlusconi». Fondò il settimanale Liberal (9 vicedirettori e 8 lettori) per forgiare una «nuova classe dirigente». Poi virò in direzione Berlusconi, diventandone l’ideologo, ma senza dirgli niente. Produsse alcune centinaia di documenti programmatici che Berlusconi finse di leggere per non farlo soffrire. Organizzò decine di convegni a Gubbio e dintorni per una «svolta liberale» con Previti e Dell’Utri, tra cui uno memorabile sul ruolo de «Il berlusconismo nella storia del XX secolo». Depo- sitò il marchio del Partito delle Libertà. Ma poi Berlusconi, tra lui e la Brambilla, optò per la Bram- billa: perché Nando ha tanti pregi, ma non ha un filo di tette. Da mesi il nostro meditava la riscossa, che l’altro giorno finalmente è arrivata: siccome Liberal mensile non lo comprava nessuno, ecco in edicola Liberal quotidiano, con tre direttori (gli altri sono Renzo Foa e Michael Novak) e, in copertina, un grande interrogativo esisten- ziale: «C’è ancora l’Italia?». Traduzione per i non-Adornando: «C’è un posto in lista per me?». Risposta di Piercasinando: «S’è appena liberato il trespolo di Gio- vanardi, ma fa presto, potrebbe tornare da un momento all’altro». Uliwood party UNITA 6 FEBBRAIO |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |