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Antimafia Duemila

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Nov 21st
Home arrow Informazione arrow Cronaca arrow Appello per realizzare pienamente i principi contenuti nell’articolo21 della Costituzione italiana
Appello per realizzare pienamente i principi contenuti nell’articolo21 della Costituzione italiana PDF Stampa E-mail

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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio  pensiero
con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure…

 

Questo è l’inizio dell’Articolo 21 della Costituzione, uno dei più importanti, quello cioè che segna una profonda rottura tra l’Italia fascista e quella repubblicana.

Questo articolo, mai pienamente realizzato, negli ultimi anni ha subìto pesanti oltraggi a causa degli irrisolti conflitti d’interesse, delle liste di proscrizione, delle troppe posizioni dominanti e del mancato adeguamento della normativa italiana a quella europea.

Per queste ragioni, negli anni scorsi, avevamo dato vita al Comitato per la libertà d’informazione che si era battuto, in Europa e in Italia, contro tali degenerazioni che avevano fatto parlare il mondo intero e le principali istituzioni internazionali della presenza in Italia di un “regime mediatico”. L’Italia veniva così retrocessa nelle speciali classifiche mondiali sulla libertà di stampa verso le ultime posizioni.

Negli ultimi due anni il governo di centro sinistra, nonostante gli impegni, le buone intenzioni, e le proposte del ministro Gentiloni, non è riuscito a portare all’approvazione nessuno dei progetti presentati in materia di conflitto d’interessi, di assetto dei media, di riforma della Rai e dell’editoria e ha ottenuto, solo in parte, la fine della pratica delle liste di proscrizione. Si tratta di progetti che sono stati boicottati in primo luogo da coloro che hanno fatto cadere il governo Prodi.

In questi giorni opportunamente si parla molto di una nuova legge elettorale, ma per l’ennesima volta, si ignora che senza nuove regole relative al pluralismo dell’informazione, sicuramente si ricreerebbero le condizioni che consentirebbero a pochi e privilegiati soggetti di controllare il mercato dei media e della pubblicità.

Noi pensiamo che qualunque sarà la soluzione che verrà data alla crisi di governo e chiunque dovesse vincere le prossime elezioni dovrà affrontare questi temi. Da qui la nostra decisione di presentare alcune proposte che saranno discusse in una Assemblea Nazionale e consegnate a tutte le forze politiche e sociali.

 PERTANTO VOGLIAMO

-         Che siano riaffermati i principi di legalità e di trasparenza anche nel settore dei media, recependo del tutto le sentenze Corte Costituzionale, le direttive e le risoluzioni della Commissione Europea e le sentenze dell’Alta Corte europea di Giustizia, con particolare riferimento alla vicenda delle “frequenze radiotelevisive-Europa 7”.

-         una riforma delle Autorità di garanzia, innanzitutto a tutela della concorrenza e del pluralismo, nominate in base a criteri e procedure che assicurino l’effettiva indipendenza dai partiti e dagli interessi delle imprese controllate, in conformità ai criteri adottati in sede di Unione Europea;

-         una legge sul conflitto d’interessi che impedisca a chiunque di essere contemporaneamente proprietario dei media e parte attiva della vita politica e istituzionale del Paese. Il  gigantesco conflitto d'interessi in atto, che riguarda soprattutto il campo specifico della comunicazione, ha un fortissimo peso nel determinare mentalità e modelli di comportamento e rappresenta un aspetto non secondario di questo processo di imbarbarimento della vita italiana e della stessa convivenza civile. L’unica soluzione possibile è dunque rappresentata dalla ineleggibilità di chi si trova in una posizione di conflitto d’interesse.

-        che le persone condannate, quelle in attesa di giudizio e sott’inchiesta non vengano candidate dai partiti.

-         una legge che introduca un tetto antitrust, impedendo a chiunque di avere una posizione di dominio in qualsiasi settore della comunicazione e dell’industria culturale;

-         una riforma della Rai che allontani qualsiasi governo e qualsiasi  partito dalla gestione dell’azienda, valorizzando e coinvolgendo le competenze e le professionalità della cultura, del teatro, del cinema, del sociale e delle produzioni indipendenti, come previsto nella proposta presentata dal comitato “Per un’altra Tv”;

-         l’immediata adozione di politiche pubbliche e trasparenti per le assunzioni e le definizioni degli appalti;

-         un Contratto di Servizio Rai che veda protagoniste le  organizzazioni della società civile e le associazioni dei consumatori e che  preveda espressamente che i grandi temi nazionali ed internazionali possano tornare in “prima serata”, ridando una propria funzione ed identità al servizio pubblico;.

-         che tutti gli organi dell’informazione e della comunicazione, pubblici, privati e indipendenti, s’impegnino di più sulla comunicazione sociale, per diffondere la cultura positiva della pace e dei diritti umani, della legalità e della partecipazione, promuovendo il dialogo, il libero confronto delle idee e il rispetto reciproco.

-         che, contestualmente alla riforma della Rai, vi sia l’abrogazione della Commissione parlamentare di Vigilanza,  che si è spesso trasformata in un “tribunale dell’inquisizione” nei confronti di quegli autori e di quei giornalisti che hanno provato a fare il loro mestiere senza cedere ai ricatti e alle intimidazioni;

-         lo studio di una legge di sistema sulla radiofonia;

-         che ad ogni cittadino/a sia garantito il libero accesso alla rete. Inoltre, chiediamo un impegno forte per  la diffusione del software libero, come strumento per aprire i cancelli della conoscenza;

-         che, come prevedeva la stessa proposta Gentiloni, sia modificata la legge in tema di rilevazione degli ascolti (auditel) e che ci sia la più rigida separazione tra i controllori e i controllati e venga riconosciuto un ruolo alle associazioni dei consumatori 

-         una nuova legge dell’editoria che dia trasparenza ai reali assetti societari e l’adozione di un vero e proprio statuto di impresa editoriale e che consenta a tutti i punti di vista e a tutte le minoranze di potersi esprimere liberamente. Una legge che stabilisca nuovi limiti di concentrazione e garantisca completa trasparenza, (con particolare attenzione nei processi di concentrazione proprietaria che investono i mezzi di comunicazione) e fornisca una chiara ed aggiornata definizione di prodotto quotidiano e periodico.

-         il più ampio esercizio del diritto di cronaca e l’abrogazione di tutte quelle norme che tendono a colpire ed umiliare i magistrati e giornalisti consentendo invece varie forme d’impunità a tutele dei corrotti e dei corruttori. Non accetteremo alcun codice etico fuori dalla legge comune e dalle determinazioni di autocontrollo degli stessi operatori dell’informazione e della comunicazione;

-         sostegno all’ulteriore sviluppo dei processi innovativi di tutti i settori della comunicazione e di produzione dei contenuti su qualsiasi mezzo tecnologico, l’aumento dei livelli occupazionali e la valorizzazione del ruolo del lavoro;

 VOGLIAMO INFINE

che tutti gli operatori dell’informazione insieme ai rappresentanti delle associazioni, dei sindacati, degli autori, dei produttori indipendenti, aprano una vera e propria campagna nazionale, per riportare “in prima serata“ e in “prima pagina” i grandi temi della vita internazionale e nazionale; per riportare nell'agenda dei media le grandi questioni sociali e civili, come le battaglie per il diritto all'ambiente, alla pace, alla legalità, al lavoro, alla qualità della vita, all’uguaglianza e libertà femminile, alla cultura e alla formazione, alla salute.

Non si tratta, dunque di costituire un movimento contro qualcuno o qualcosa, ma di realizzare un’iniziativa culturale ancor prima che politica, che si proponga l’ambizioso obiettivo di realizzare pienamente tutti i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione.

Il documento è stato firmato a titolo individuale senza impegnare gli iscritti delle diverse associazioni che potranno sottoscriverlo direttamente

 

Per aderire all'appello clicca qui

 
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    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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