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Mafia, sangue e mercato | Mafia, sangue e mercato |
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![]() di Nicola Tranfaglia La mafia continua a sorprendere. I casi recenti della condanna dell’ex presidente della Regione Sicilia Cuffaro per favoreggiamento di alcuni... mafiosi e l’arresto del consigliere regionale Crea dell’Udc in Calabria sono significativi. Da questo punto di vista una previsione sbagliata è stata quella di molti tra i più autorevoli studiosi della mafia in Italia negli anni scorsi. Una previsione che, pure, poteva trarre fondamento da quello che è accaduto in vari paesi occidentali. Si pensava cioè che alla fase storica caratterizzata dalle guerre sanguinose degli ultimi decenni, che hanno prodotto migliaia di vittime interne alle cosche e l’uccisione sistematica di uomini dello Stato seguisse una nuova fase che avrebbe prodotto la finanziarizzazione di Cosa nostra, la sua trasformazione in holding finanziarie intente ad operazioni, più o meno lecite, di vendite e acquisti di azioni e di immobili, a livello nazionale e internazionale. Questo è in parte avvenuto anche in Italia, come dimostra la confisca in atto di patrimoni sempre più cospicui di capimafia condannati in via definitiva e la nascita di cooperative che si occupano, su mandato dei nostri tribunali e della commissione Antimafia, della gestione di beni e aziende appartenuti ai mafiosi. Ma quella previsione poteva condurre a credere che le ragioni sociali centrali di Cosa Nostra si esaurissero o che perdesse importanza la centralità della violenza mafiosa nell’acquisizione degli appalti pubblici, di imprese che per un certo tempo avevano operato lecitamente nell’economia nazionale, infine la punizione dei politici o dei burocrati che si oppongono all’azione di Cosa Nostra nelle istituzioni, nella politica come nell’economia. Questo, purtroppo, non è avvenuto. La mafia si è finanziarizzata grazie all’acquisizione di capitali sempre crescenti e, nello stesso tempo, ha mantenuto e nutrito il suo braccio violento e militare che entra in funzione tutte le volte che singoli o gruppi sociali si oppongono alla sua azione parassitaria e alla sua penetrazione nei gangli delle istituzioni. Una conferma clamorosa a questa drammatica realtà ci è data dalla cronaca quotidiana ma la recentissima pubblicazione della relazione del procuratore nazionale Antimafia aggiunge al quadro complessivo alcune osservazioni che spiegano meglio la situazione attuale. «Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti delle famiglie palermitane - scrive Grasso - hanno evidenziato l’ascesa a posizioni apicali di mafiosi che rivestono un ruolo significativo nella società civile e nelle professioni. I numerosi approfondimenti realizzati sui nessi tra l’organizzazione e settori economica-amministrativa nel distretto di Palermo hanno reso palese un quadro di relazioni criminali e di interdipendenze funzionali che ha coinvolto il vertice della Regine autonoma siciliana. Il progetto di ricostruzione di Cosa Nostra dopo la cattura di Provenzano, proseguono i giudici concludendo la relazione su Palermo, «è tuttora perseguito con il rafforzamento del radicamento nel territorio, mediante un capillare controllo delle attività economiche legali (appalti, attività economiche oggetto di estorsioni) e illegali (traffico di stupefacenti, grandi rapine)». Le indagini in corso, osserva la relazione di Grasso, fanno pensare che «è in atto una fase di transizione nell’esistenza della mafia siciliana verso una forma di associazione criminale governata da soggetti acculturati e propensa a una politica di mediazione e di infiltrazione istituzionale economica e finanziarizzazione e, al tempo stesso, proiettata ad assumere la fisionomia tipica dell’associazione segreta». Ci sono, se si legge con attenzione questo ultimo documento cui seguirà nei prossimi giorni o settimane la relazione della commissione parlamentare Antimafia che ha lavorato in questo biennio, elementi allarmanti sulla situazione attuale. In primo luogo, non si può dire che Cosa Nostra non abbia reagito efficacemente all’ultima ondata di azione repressiva da parte dello Stato giacchè dalla relazione di Grasso risulta con chiarezza che la sua presenza nella società civile e delle professioni è, a quanto pare, più massiccia e capillare che in passato. Ora la guidano soggetti acculturati che conoscono meglio lo Stato e le istituzioni locali, quindi possono meglio agire all’interno con un’azione di mediazione e d’intervento come quello disegnato nel documento. Infine la segretezza sempre maggiore non favorisce certo le indagini della polizia e della magistratura per ostacolare una simile, inquietante penetrazione. Se non ci sarà, di qui ai prossimi mesi, un’azione più forte e decisa da parte del governo, come dai ministeri della Pubblica Istruzione e dell’Economia, attenti a intervenire sul piano economico, sociale e culturale per opporsi alla nuova strategia della mafia, Cosa Nostra rischia di diventare protagonista tra i soggetti operanti nel nostro Paese. Con le conseguenze che non sto qui ad illustrare. UNITA 5 FEBBRAIO 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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