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Plan Condor: Chiesti 25 anni per il dittatore Alvarez | Plan Condor: Chiesti 25 anni per il dittatore Alvarez |
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21 luglio 2009 - di Jean Georges Almendras ...ritenuto responsabile diretto del sequestro e della “sparizione forzata” di più di 30 cittadini uruguaiani detenuti in Argentina e trasferiti clandestinamente in Uruguay nel 1978. La richiesta di condanna è giunta dopo quasi due anni di un processo che il 17 dicembre 2007 aveva portato in carcere il vecchio dittatore, ormai ottantaduenne, conosciuto con il nome di “Goyo”. Il Giudice Guianze ha dichiarato: “Non ci sono dubbi, a mio parere, che l’operato dei militari sia avvenuto nel contesto di un disegno previamente elaborato. L’assegnazione dei compiti teneva conto ovviamente delle diverse gerarchie e degli ordini superiori, ed era soggetto alle esigenze dell’operazione da compiere”. “Gregorio Alvarez era comandante in capo dell’Esercito e in contatto con le più alte cariche del potere. Le sue azioni si collocavano in un piano sistematico di repressione attuato durante l’ultima dittatura militare, in uno Stato terrorista, che considerava le garanzie individuali e il destino degli individui soggetti all’arbitrio esclusivo di coloro che gestivano il potere”. Nella richiesta di condanna si legge inoltre che Alvarez “era ben informato; ci sono documenti che provano che gli venivano inviate copie di tutte le relazioni e lui stesso presentò la nota risoluzione 7777/78, in cui si assumeva esplicitamente la responsabilità per le avvenute violazioni dei diritti umani”. Guianze aggiunge: “La responsabilità di Alvarez rientra in un criterio di ‘esecuzione congiunta’, poiché “ha a che fare con un disegno superiore dei centri di potere; la cooperazione istituzionale scattava quando venivano compiuti fatti illeciti: veniva assicurata preventivamente la copertura all'ombra della quale operavano gli esecutori finali”. È ancora il giudice Guianze ad affermare che “presumibilmente la richiesta di condanna a 25 anni non sarà accettata ma questo non impedisce a questo Tribunale di insistere nel mantenere la propria posizione iniziale, per dovere di onestà intellettuale. Non aver trovato i cadaveri, non sapere in definitiva come è avvenuto il tutto, le strategie di occultamento e le menzogne, sono fattori che non ci permettono di parlare con chiarezza di omicidio” ma allo stesso tempo, è vero, si tratta di “un delitto permanente”. A un giornalista del settimanale Busqueda, Alvarez avrebbe detto di avere la coscienza “pulita” sia come militare che come governante e per quanto riguarda il trasferimento clandestino di prigionieri dall’Argentina all’Uruguay -dove sarebbero stati uccisi e sotterrati in unità militari- ha sostenuto con fermezza: “Se fossi stato io a portarli, a gestire gli aerei e le navi che li avrebbero trasportati, sarei io il responsabile. Ma io non avevo ne navi ne aerei”. Avrebbe detto anche di non essere a conoscenza “assolutamente” del Plan Condor – operazione di repressione coordinata dalle dittature del Cono Sud- precisando che è venuto a conoscenza dello stesso “tramite la stampa”. In ultimo, c'è da dire che il processo contro Alvarez è strettamente collegato al sequestro di 21 partecipanti al Gruppo di “Acción Unificadora de Uruguay (GAU)”, gruppo di sinistra che ha partecipato al movimento di lotta contro la dittatura militare, durante gli anni ‘77 e ‘78. Il giudice Guianze ha chiesto anche la condanna a 22 anni di prigione per il capitano di marina Juan Carlos Larcebau con la stessa imputazione, a danno di 31 persone. Una condanna più leggera in quanto “gerarchicamente inferiore”. Guianze ha specificato che il militare dell’Armata Nazionale Larcebau “ha eseguito l'atto finale di molti delitti in diverse occasioni; è stato visto in Uruguay come tenace interrogatore e torturatore, viaggiava abitualmente in Argentina ed era attivo nei luoghi di reclusione di entrambi i paesi adempiendovi i compiti stabiliti”. Nella sua requisitoria il pm afferma che “è pienamente e legalmente provato che nell’arco di tempo da giugno 1977 a maggio 1978” circa 35 cittadini uruguaiani sono stati “violentemente sequestrati a Buenos Aires da forze repressive congiunte di uruguaiani e argentini” e “sottoposti a torture e a trattamenti inumani e umilianti”. “Gli interrogatori ai prigionieri sono stati effettuati sotto tortura, sistematicamente, secondo un piano che mirava a distruggerli fisicamente e moralmente nel minor tempo possibile. Poi alcuni di loro sono stati trasferiti clandestinamente nel nostro paese o in altri luoghi, con destinazione sconosciuta e si ignora ancora oggi la loro destinazione finale”. Il Tribunale chiede inoltre la condanna per la sparizione di due cittadini argentini sequestrati a Montevideo “per opera di un gruppo di uomini armati” e trasferiti “clandestinamente in Argentina, sicuramente con un motoscafo”. I giornalisti specializzati nei temi trattati erano d’accordo nel dire che la requisitoria del pm dimostrerebbe lo stretto vincolo tra gli apparati repressivi dell’Argentina e dell’Uruguay, con scambio di ufficiali dei due paesi. A questo proposito si legge anche nella requisitoria che “il fatto che le operazioni siano state concordate emerge non soltanto dalle coincidenze delle date, ma anche dall’azione congiunta e combinata di argentini e uruguaiani, intenti ad arrestare persone legate tra loro per motivi di militanza, senza risparmiare anche i familiari che sfortunatamente venivano trovati insieme ai ricercati e che poi scomparivano a loro volta”. Il processo intrapreso a carico del militare Gregorio Alvarez si colloca in un contesto di risoluzioni giuridiche avviate durante l’amministrazione del governo del Frente Amplio, al potere dal marzo 2005, periodo in cui, oltre a processare Alvarez e Larcebau, sono stati messi in carcere anche altri militari, poliziotti e civili, mentre risulta ancora latitante un altro ex militare dell’Armata Nazionale, Jorge Trocoli. Tutti loro sono accusati di aver partecipato ai misfatti della dittatura militare, come nel caso dell’ex presidente Juan Maria Bordaberry, su cui pesa l’accusa di responsabilità negli omicidi dei parlamentari Zelmar Nichelini e Héctor Gutiérrez Ruiz uccisi a maggio del 1976. Questi processi per violazione dei diritti umani sono stati avviati sotto il governo del presidente della Repubblica Tabare Vazquez il quale ha deciso di escludere alcuni casi dalla Legge di Prescrizione varata nel 1986, confermata e ratificata dai cittadini nel 1989 tramite referendum, che impediva di giudicare militari e poliziotti colpevoli di violazione dei diritti umani durante la dittatura. Per completezza si specifica in ultimo che il dittatore Alvarez è stato processato per la “sparizione forzata” di José Enrique Michelena, Graciela de Gouveia, Daniel Alfaro, Luis Fernando Martínez, Alberto Corchs Laviña, Elena Lerena, Edmundo Sabino Dossetti, Ileana García, Alfredo Bosco, Julio César D Elía, Yolanda Cusco, Raúl Borrelli, Guillermo Sobrino, María Antonia Castro, José Mario Martínez, Gustavo Goycochea, Graciela Basualdo, Gustavo Arce, Raúl Gambaro, Atalivas Castillo, Miguel Angel Río Casas, Eduardo Gallo, Aída Celia Sanz, Elsa Fernández, María Asunción Artigas, Alfredo Moyano, Juvelino Carneiro, Da Fontoura, Carolina Barrientos, Carlos Cabezudo, Célica Gómez, Ary Severo Barreto, Beatriz Alicia Anglet De León, Jorge Hugo Martínez Horminoguez, Carlos Baldomiro Severo Barreto, Marta Severo Barreto, Claudio Logares e Mónica Grispón de Logares. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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