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Violante sentito su periodo in commissione antimafia PDF Stampa E-mail

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23 luglio 2009
Palermo.
La testimonianza resa oggi in procura a Palermo dall'ex presidente della Camera Luciano Violante è l'ultimo passaggio...





...in ordine di tempo, dell'inchiesta condotta dai pm Antonino Ingroia e Nino Di Matteo su presunte collusioni tra uomini delle istituzioni ed esponenti mafiosi nell'ambito di quella che viene definita "la trattativa" tra Cosa nostra e lo Stato, prima, durante e dopo le stragi del '92 a Palermo. Violante e' stato presidente della commissione antimafia dal settembre 1992 al marzo 1994, (nel periodo dopo le stragi e nella stagione di processi a politici e uomini dello Stato) e in questo ambito - ha riferito lui stesso - sarebbe stato ascoltato in procura dove in due ore d' interrogatorio ha ricostruito alcuni episodi vissuti in quegli anni. Il pentito Giovanni Brusca collocò nel '91 un suo incontro con Violante sull' aereo Palermo-Roma in cui il politico gli avrebbe detto di accusare il senatore Andreotti. L'inchiesta ha dimostrato che l'incontro non era mai avvenuto e che Brusca aveva in mente all'inizio della sua collaborazione una strategia di depistaggio. L'inchiesta della procura di Palermo è parallela - e a tratti convergente - con quella della procura di Caltanissetta, che indaga da anni (chiudendo e aprendo diversi fascicoli come quello su Bruno Contrada) sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e di via D'Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, oltre a otto agenti della polizia di Stato; e con quelle delle procure di Milano e Firenze dove avvennero le stragi attribuite alla mafia nel '93. Tutte le procure si avvalgono delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, condannato per riciclaggio del denaro mafioso accumulato da suo padre Vito - ex sindaco di Palermo condannato per mafia, morto a Roma nel 2002 - che con la sua testimonianza ha fatto aprire (o ha dato impulso) diverse inchieste in cui sono coinvolti politici, magistrati, persone dei servizi segreti e delle istituzioni. Massimo Ciancimino, inoltre, sarebbe in possesso di documenti d'interesse investigativo sui rapporti mafia-Stato, in parte già consegnati alla procura palermitana, e del famoso "papello", cioé le carte contenenti le richieste di Totò Riina allo Stato per far cessare la stagione stragista. Oltre alle dichiarazioni di Ciancimino, i magistrati palermitani hanno agli atti dell' inchiesta dichiarazioni di diversi pentiti, tra cui Giovanni Brusca, e di esponenti delle forze dell'ordine come il colonnello dei carabinieri Michele Riccio che ascoltò le dichiarazioni del mafioso Luigi Ilardo, suo confidente, che ora riporta sia in diversi verbali che nei processi come in quello, per favoreggiamento aggravato, al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano.

ANSA




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