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Il procuratore: ''Non e' stata la mafia a far sparire l'agenda di Borsellino'' PDF Stampa E-mail

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di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano - 21 luglio 2009
Parla Sergio Lari, capo dei pm di Caltanissetta. Ha riaperto tutte le inchieste sulle stragi siciliane.





Sempre di più Gaspare Spatuzza ci sembra credibile. E´ lui il pentito che ha dato la svolta alle indagini.
Totò Riina è intervenuto perché pensa che ci sarà una svolta nelle indagini. Vuole dirci qualcosa.

ROMA - Dice che l´agenda rossa di Paolo Borsellino «non è stata certo la mafia a farla sparire». Dice che la storia delle stragi mafiose «va attentamente riletta dopo le ultime acquisizioni processuali. Dice anche che «è pronto ad ascoltare Totò Riina perché, a quanto pare, vuole togliersi qualche sassolino dalle scarpe». E´ Sergio Lari che parla, il procuratore capo della repubblica di Caltanissetta che ha riaperto tutte le inchieste sulle stragi siciliane. A diciassette anni da Capaci e da via D´Amelio, le investigazioni sui massacri hanno lasciato la pista «puramente» mafiosa e puntano a scoprire un patto fra i boss di Cosa Nostra e servizi segreti. Il procuratore Lari in quest´intervista a Repubblica spiega come la sua procura è arrivata a ipotizzare un patto, come lui e i suoi quattro colleghi della distrettuale hanno cominciato ad indagare sull´intreccio fra i Corleonesi e pezzi dello Stato.


Procuratore, cosa è successo dopo diciassette anni? Quali sono, in sostanza, gli elementi nuovi che vi hanno portato a «rileggere» le stragi?

«Gaspare Spatuzza, anzitutto. Più passa il tempo e più Spatuzza ci sembra credibile. E´ questo collaboratore di giustizia che ha dato la svolta alle indagini».

Vi ha parlato del patto di Cosa Nostra con certi settori dei servizi, è lui che vi ha accompagnato sulle tracce di quei «soggetti esterni» a Cosa Nostra?

«Io questo non posso dirlo, posso dire però che, dopo undici anni di isolamento, forse sentitosi abbandonato dalla sua famiglia e anche dalla sua organizzazione criminale, Spatuzza ha avuto una conversione religiosa, un pentimento profondo. E poi ci ha raccontato certe cose».

Diciassette anni dopo...

«Sì, diciassette anni dopo. E attraverso alcune acquisizioni processuali siamo in grado di fare una rilettura critica delle indagini precedenti».

Procuratore, ci sono innocenti in carcere per le stragi?

«Questo lo vedremo, di sicuro chi ha indagato prima non aveva alcune conoscenze che noi adesso abbiamo. Di sicuro negli ultimi sei mesi siamo a venuti a sapere alcuni particolari che ci hanno permesso di spingere le nostre indagini sulle stragi in territori non solo di mafia».

Che ne pensa dell´«uscita» di Totò Riina sulle stragi e sul coinvolgimento dello Stato?
«Io non sono nella mente di Totò Riina però lui sa che Gaspare Spatuzza sta parlando con noi. Non sa esattamente che cosa ci sta dicendo, ma credo che in qualche modo lo immagini. Credo che anche lui pensi che ci sarà proprio una svolta nelle indagini. Ecco perché è intervenuto. Vuole dirci qualcosa. E´ abbastanza chiaro che quel suo messaggio a mezzo stampa era diretto a noi, ai titolari delle indagini sulle stragi: i magistrati di Caltanissetta».

Lo ascolterà?

«Bisogna valutare se vuole davvero parlare. Certo, noi siamo pronti e faremo tutti i passaggi necessari. Ho l´impressione che a quasi 80 anni Totò Riina voglia levarsi qualche sassolino dalle scarpe».

E di Massimo Ciancimino che cosa pensa lei, procuratore Lari? Dice la verità? E perché sta parlando soltanto ora?
«Nella prima fase delle indagini si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Non collaborava, in passato non abbiamo avuto nessun aiuto da lui. Oggi è completamente diverso. Sta svelando molte vicende ai procuratori di Palermo, sta consegnando anche documenti. Sta parlando anche della famosa trattativa».

Bisogna dare atto ai procuratori di Palermo, all´aggiunto Antonio Ingroia e al sostituto Nino Di Matteo, di non avere mai mollato la presa su tutte queste vicende che riguardano la «trattativa» mafiosa a cavallo fra le due stragi...
«I magistrati della procura di Palermo sono stati molto bravi a sfruttare i nuovi elementi emersi. E ad approfondire il contenuto di alcune carte che abbiamo trasmesso noi da Caltanissetta. Come le prime dichiarazioni di Massimo Ciancimino».

Lei ascolterà ancora il figlio di don Vito?

«Per il momento no, non voglio - passatemi il termine - ‘usurare´ il testimone. Magari più avanti, quando avrà finito con Palermo e quando anche noi avremo le idee più chiare per chiedergli qualche cosa d´altro».

Procuratore, che fine ha fatto l´agenda rossa di Paolo Borsellino?
«L´hanno fatta sparire».

Chi, secondo lei?
«Non certo i mafiosi. Il furto dell´agenda rossa di Paolo può essere stato ispirato o organizzato da un altro livello».

Si troverà mai l´agenda?

«Non credo, chi l´ha fatta sparire diciassette anni fa l´ha fatta sparire per non farla ritrovare mai più».

Che cosa c´era scritto lì dentro?
«Non lo so.. forse appunti sulla strage di Capaci e sul suo amico Giovanni Falcone. Forse appunti anche su quella trattativa che qualcuno voleva fare».

Che idea si è fatto dell´omicidio del procuratore Borsellino?
«Si lavora su alcune ipotesi. Una è questa: si pensa che Borsellino fosse venuto a conoscenza della trattativa e che si fosse messo di traverso. E, proprio per questo, sarebbe stato ucciso. Un´altra ipotesi: quella trattativa si era arenata, e allora Totò Riina ha deciso di accelerare l´esecuzione della strage di via D´Amelio allo scopo di costringere lo Stato a venire a patti. Adesso, lentamente, emergono possibili se non addirittura probabili rapporti tra Cosa nostra e settori deviati dello Stato».

Tratto da: la Repubblica



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