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di Anna Petrozzi - 21 luglio 2009
Poca gente, fallimento, insuccesso, niente politici… questo quanto fatto emergere dal mainstream della stampa di stato sulle giornate appena trascorse a Palermo in ricordo del giudice Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Eddi Cosina, Vincenzo Fabio Li Muli, Agostino Catalano e Claudio Traina.Quattro gatti sotto il sole cocente a rassicurare la coscienza ipocrita
e sporca degli italiani stravaccati al mare, quelli tantissimi invece,
che hanno fatto bene a non scomodarsi perché tanto è inutile.
FOTOGALLERY ALL'INTERNO!
Beh peccato che le cose non siano andate esattamente così.
Se da una parte è vero che gli italiani e i siciliani erano
vergognosamente pochissimi ad omaggiare la memoria di servitori dello
Stato che hanno sacrificato la loro vita e la felicità delle loro
famiglie per restituire un po’ di dignità al nostro popolo molliccio ed
egoista che ben si identifica nella sua classe politica corrotta e
clientelare, dall’altra non si può accettare che si neghi quanto di
importante sia accaduto a Palermo in questi tre lunghi e intensi giorni.
Dopo tantissimo tempo, forse più di dieci anni, senza che vi sia stato,
grazie a Dio, nessun morto oltraggiato dal piagnucolio di stato, più di
cinquecento italiani si sono organizzati tramite la rete e a spese
loro, adattandosi al caldo torrido di una Palermo trascurata, sporca e
dimenticata, sono venuti a dimostrare di avere compreso, di essere
consapevoli, che la lotta alla mafia non è di esclusiva competenza
della magistratura e delle forze dell’ordine ma è quel movimento
culturale, soprattutto di giovani, che tanto auspicava Paolo
Borsellino.
In più di duecento persone hanno accettato la sfida di farsi quattro
chilometri e mezzo in salita, alle tre del pomeriggio palermitano, da
via D’Amelio fino su al castello Utveggio da dove potrebbe essere stato
azionato il comando che ha ucciso Paolo Borsellino e i suoi ragazzi,
per chiedere con la loro agenda rossa in mano verità e giustizia su
quella e sulle altre stragi attraverso le quali si è fatta politica in
Italia e attraverso le quali personaggi squallidi, lugubri e criminali
hanno costruito il loro potere e lo detengono occupando indegnamente,
come ricorda Salvatore Borsellino, le più alte cariche dello stato.
Quest’uomo coraggioso e arrabbiato che ha girato tutta l’Italia per
risvegliare in tutti noi quei valori di cui suo fratello Paolo era
rappresentante e baluardo. Quei valori di correttezza, rigore, pulizia
interiore, semplicità, forza, coraggio, senso del dovere, umanità,
solidarietà che, così come quelli di Giovanni Falcone, incutevano
terrore nei mafiosi di Cosa Nostra e nei mafiosi del potere perché
avrebbero potuto ostacolare i loro piani e far diventare il nostro un
Paese degno, civile e democratico invece di questa italietta da quattro
soldi che si vende al miglior offerente per un piatto di lenticchie.
Al grido di giustizia di Salvatore Borsellino hanno risposto più di
settecento persone sabato sera, 18 luglio 2009, nell’atrio della
facoltà di giurisprudenza di Palermo. Per non contare tutte quelle
altre (almeno 300) collegate in diretta streaming da tutta Italia. Un
convegno bellissimo, emozionato, partecipato. I relatori, a partire dal
saluto iniziale di Rita Borsellino, sono stati continuamente interrotti
da uno scrosciare costante, forte e commosso di applausi. Erano anni
che a Palermo non si assisteva ad un evento del genere. E invece cosa
ha scritto e trasmesso la stampa locale e nazionale? Niente. Un paio di
righe qua e là e se citata la conferenza sono stati ben attenti i
“nostri colleghi” a non scrivere che è stata organizzata da ANTIMAFIADuemila
e che l’appello al sostegno dei magistrati Antonio Ingroia e Nino Di
Matteo oltre che alla procura di Caltanissetta impegnati nelle
delicatissime indagini sui mandanti impuniti, proprio il titolo della
nostra conferenza ignorato da tutti, non è stato lanciato da un
fantasma, da un soggetto indefinito, ma dal nostro direttore Giorgio
Bongiovanni.
Si sono ben guardati i grandi giornalisti della grande stampa nazionale
di riportare poi con attenzione e con il rispetto della completezza
dell’informazione le parole dei relatori: Antonio Ingroia, Salvatore
Borsellino, Luigi De Magistris e Beppe Lumia.
Informazioni importanti, nuove, esclusive, emozionanti, indice di
voglia di riscatto e libertà: una notizia!!!! Ma dove eravate, cari,
presunti colleghi, a dormire?
Stesso dicasi per il 19 luglio in via D’Amelio.
L’obiettivo che si era prefissato Salvatore Borsellino e tutti noi che
lo abbiamo accompagnato era di impedire che come ogni anno quella
strada teatro di una delle peggiori pagine della nostra storia forse
oltraggiata dalle solite corone di fiori come per assicurarsi – dice
sempre Salvatore – che Paolo Borsellino sia morto davvero.
Al loro posto quest’anno c’era invece un grande striscione con su
scritto “quest’anno i fiori portateli sulla tomba dei vostri eroi” e a
fianco c’era una lapide di cartone con la fotografia e le date di
nascita e di morte di Vittorio Mangano.
Questa sarebbe dovuta essere la foto di apertura di tutti i giornali
almeno per par condicio a tutto lo spazio dato al signor Marcello
Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni e mezzo per concorso
esterno in associazione mafiosa, e “all’utilizzatore finale” dei suoi
buoni contatti, cioè il presidente del consiglio Silvio Berlusconi,
quando hanno inneggiato al loro eroe, assassino e mafioso.
E invece non è stata nemmeno accennata.
Sta di fatto che le corone di fiori lì a marcire sul marciapiede
quest’anno non c’erano e che i politici non sono venuti a fare la loro
passerella.
Questo vuol dire solo una cosa: che Salvatore Borsellino ha vinto la sua sfida!
Che via D’Amelio è stata salvata che la gente comune si è riappropriata
della memoria di una strada violentata da una oscura strage di Stato.
Che i politici hanno avuto paura di venire a confrontarsi con quei
quattro gatti sotto il sole di via D’Amelio con le loro agende rosse
alzate.
Vuol dire che via D’Amelio ha vinto, con buona pace della coscienza dell’italietta al mare.
La buona notizia è che i giornali cartacei stanno per fallire, mentre
la rete sta prendendo il sopravvento. Il nostro modesto umile sito di ANTIMAFIADuemila ha raggiunto i 60.000 accessi univoci mensili.
Grazie a tutti voi, grazie a Salvatore Borsellino e a tutti i ragazzi
che si sono adoperati perché quest’anno le commemorazioni non fossero
di circostanza.
GALLERIA FOTOGRAFICA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 18 LUGLIO 2009 "I MANDANTI IMPUNITI" (c) Samuele Firrarello
GALLERIA FOTOGRAFICA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 19 LUGLIO 2009 ''PRESIDIO IN VIA D'AMELIO (c) Samuele Firrarello
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