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Antimafia Duemila

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Anche S.Agata nelle mani di Cosa Nostra PDF Stampa E-mail
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1 febbraio 2008

Catania. Neanche la festa di Sant’Agata può sfuggire al controllo della Piovra.
O almeno è ciò che è accaduto dal 1999 al 2005.

 

 

E’ quanto emerso dalle indagini della Procura catanese. Secondo gli inquirenti Cosa Nostra avrebbe dettato tempi e ritmi della processione religiosa, controllando di fatto il business dei fuochi d’artificio e della vendita della cera, attraverso il controllo della gestione dell’associazione cattolica Circolo Cittadino Sant’Agata, che deteneva un ruolo di primo piano nell’organizzazione dei festeggiamenti in onore della patrona di Catania. Il reato ipotizzato è associazione mafiosa finalizzata ad ottenere ingiusti vantaggi. Gli indagati sono Nino Santapaola, 47 anni, nipote del boss Benedetto; il figlio minore di quest'ultimo, Francesco, 35 anni; Salvatore Copia, 38; quattro esponenti della famiglia Mangion, Enzo, 49 anni, Alfio, 35, Vincenzo, 31, e Agatino, 25; e l'ex presidente del Circolo S.Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà, 54. Una vera bomba a tre giorni dall’inizio dei festeggiamenti del 2008. Secondo Carmelo Petralia, sostituto della direzione nazionale antimafia, ed Antonino Fanara, della procura distrettuale, le famiglie Santapaola e Mangion, sarebbero riuscite a “penetrare nella manifestazione di maggior valore simbolico per la comunità catanese, con conseguente accrescimento del prestigio criminale dell’organizzazione mafiosa ed affermazione della stessa come uno dei centri di potere della città”. E’ proprio grazie all’intervento di Diolosà, per il quale i magistrati ipotizzano il reato di concorso in associazione mafiosa, che la mafia catanese sarebbe riuscita ad influire sulla tempistica della processione “controllando” di fatto l’orario stesso del rientro nella Cattedrale del percolo. Tra gli episodi che emergono dall’inchiesta ce ne sono alcuni davvero singolari. Ad esempio c’è il boss che si pente e dalla candelora del Circolo di S.Agata viene tolto il suo stemma; oppure un altro boss che esce dal carcere e il fercolo con il busto reliquiario di Sant'Agata che fa una fermata non prevista vicino casa del mafioso dove vengono esplosi fuochi d’artificio per festeggiare il suo ritorno in libertà. All’interno dell’indagine sono finite pure le presunte scommesse, sull'orario di uscita e di rientro del fercolo, i fuochi d'artificio, l'acquisto e la vendita della cera e il mercato degli ambulanti ma non sono emersi elementi tali da giustificare la richiesta di un provvedimento restrittivo.
Aaron Pettinari  

 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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