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Grave delitto nella 'Ndrangheta: ucciso Rocco Mole' | Grave delitto nella 'Ndrangheta: ucciso Rocco Mole' |
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1 febbraio 2008
Gioia Tauro (Reggio Calabria). Un omicidio “eccellente” è stato
compiuto
secondo gli investigatori reggente dell’omonima cosca alleata dei Piromalli. Molè si stava dirigendo con la sua minicar in un terreno di sua proprietà situato nella periferia di Gioia Tauro, quando due sicari a bordo di una moto lo hanno affiancato ed hanno esploso contro di lui alcuni colpi di pistola. I killer sono subito tornati indietro ed hanno sparato ancora attraverso il finestrino del lato passeggero. Molè è stato raggiunto in totale da 4 colpi di pistola calibro 9 al volto. Rocco Molè era un sorvegliato speciale della pubblica sicurezza ed era in attesa del verdetto definitivo della Corte di Cassazione in merito al processo Tirreno. Era già stato condannato in primo e secondo grado all’ergastolo. Il presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione, ha definito l’omicidio di questa mattina uno tra i più gravi della ‘ndrangheta dopo quello di Paolo De Stefano “per l’importanza della famiglia mafiosa dei Molè-Piromalli, per la zona in cui è insediata ed anche per le modalità in cui è avvenuta”. Forgione ha anche sottolineato che “la cosca Molè è il braccio militare della famiglia Piromalli, esercita un ruolo di controllo del territorio della Piana di Gioia Tauro da molto tempo ed il fatto che Rocco Molè non temesse in alcun modo per la propria sicurezza è un segnale che questo omicidio non è il frutto di qualche faida. Tutta l’area di Gioia Tauro è importante per gli affari delle cosche e l’uccisione di un boss è più da interpretare come legata a contrasti su questi interessi”. I Molè-Piromalli, legati da vincoli d’amicizia e parentele, sono un sodalizio tra i più potenti della ‘ndrangheta, gestiscono traffici di droga ed armi. Le forze dell’ordine stanno ora cercando di capire se il delitto di Rocco Molè sia stato concepito all’interno del cartello Molè-Piromalli o se sia da addebitarsi ad una cosca esterna. Se fosse giusta questa seconda ipotesi allora l’omicidio rappresenterebbe l’inizio di una guerra di mafia ed aprirebbe una stagione di sangue “finalizzata - sostengono gli investigatori - a stabilire equilibri diversi nelle spartizioni dell’enorme torta di denaro che si sta investendo in questa zona”. Dora Quaranta
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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