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Antimafia Duemila

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Sequestrata la cassaforte del re dei supermarket PDF Stampa E-mail

cassaforte1.jpg 31 gennaio 2008

Trapani. Su provvedimento del gip di Palermo, la Dia di Trapani
ha sequestrato la “Grigoli distribuzione srl”, la società di Giuseppe Grigoli,


 imprenditore di Castelvetrano accusato di essere socio del superlatitante Matteo Messina Denaro. Il compendio aziendale è costituito da quote sociali, beni aziendali, strumentali, disponibilità finanziarie, immobili e terreni per un valore di 300 milioni di euro. In particolare, sono stati sottoposti sotto sequestro, quote sociali per 14 milioni di euro, partecipazioni in altre società, 133 terreni per una estensione complessiva di circa 60 ettari, nonché 220 fabbricati ubicati in varie parti della Sicilia. Naturalmente si stanno svolgendo accertamenti patrimoniali a tutto campo. La richiesta di sequestro preventivo, che non blocca le attività imprenditoriali affidate ad un custode giudiziario, parte dai pubblici ministeri della Dda di Palermo (Roberto Piscitello, Costantino De Robbio, Michele Prestipino e Marzia Sabella, coordinati dagli aggiunti Roberto Scarpinato e Giuseppe Pignatone). Sabella, coordinati dagli aggiunti Roberto Scarpinato e Giuseppe Pignatone). I pm antimafia hanno iniziato a ricostruire i rapporti illeciti che ci sarebbero tra Grigoli e Matteo Messina Denaro, latitante dal '93 e ricercato per le stragi di Milano e Firenze, partendo dai “pizzini” che il quarantenne latitante indirizzava al boss Bernardo Provenzano. L’indagine svolta dalla D.I.A., ha consentito di far luce su una serie di movimenti finanziari che legano strettamente la S.r.l. Gruppo 6 G.D.O. (già raggiunta da provvedimento di sequestro il 20.12.07), e la “Grigoli distribuzione”, tale per cui si può affermare che le due società sono espressione di un’unica realtà imprenditoriale. In particolare dagli accertamenti sarebbe emerso “per tabulas”, che la S.r.l. “Gruppo 6 G.D.O.” risulta essere locataria di ben venti immobili dalla S.r.l. “Grigoli distribuzione”, immobili nei quali sono allocati altrettanti punti vendita Despar, gestiti dalla Gruppo6 G.D.O.; in buona sostanza l’avvenuta separazione nelle predette società, entrambe riconducibili a Grigoli, tra la proprietà degli immobili e la gestione dei supermercati, comporterebbe che allo stato la S.r.l. “Gruppo 6 G.D.O.”, per svolgere la sua attività, debba pagare un canone di locazione alla S.r.l. “Grigoli distribuzione”. Se si considera l’importo dei canoni, si rileva che la S.r.l. “Gruppo 6 G.D.O. versa alla S.r.l. “Grigoli distribuzione” oltre quattro milioni di euro. Dette circostanze, secondo l’accusa, rendono evidente che il rapporto tra le due società è tale per cui oltre ad una immedesimazione delle due realtà economiche, ne conseguirebbe anche che Giuseppe Grigoli continui ad esercitare una incisiva influenza sulla Gruppo 6 G.D.O., portando avanti anche gli interessi dello stesso Matteo Messina Denaro.
Aaron Pettinari  
 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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