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Antimafia Duemila

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Nov 20th
Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Bye bye toto'...Cuffaro si è dimesso
Bye bye toto'...Cuffaro si è dimesso PDF Stampa E-mail
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di Claudio Fava

Cuffaro si è dimesso. Per un estremo rigurgito di decenza. E per l’indecenza di quegli ultimi fotogrammi (la condanna, il sorriso, i cannoli…) che ricordavano Maria Antonietta alla reggia di Versailles. Se ne va dopo aver saputo che a Roma la sospensione nei suoi confronti era questione di ore. Se ne va perché è rimasto solo: i suoi alleati, i suoi elettori, perfino la prudentissima Confindustria gli hanno voltato le spalle. Se ne va alla sua maniera, alla vigilia di nuove elezioni politiche che gli consentono un’uscita di scena privilegiata: si dimette, si ricandida, si fa rieleggere... E stavolta con l’immunità parlamentare a proteggerlo. L’unico commento che gli si può rivolgere riguarda proprio questa sua estrema furbata: se davvero il governatore crede nella propria innocenza, affronti il processo di secondo grado senza rifugiarsi alla Camera o al Senato. Il resto però tocca a noi. Cioè ai siciliani. E alla sinistra. Che deve sfidare il Partito Democratico ad affrontare un obiettivo ben più ambizioso di una campagna elettorale infarcita di tatticismi. E’ tempo per proporre ai siciliani un grande processo di liberazione politico, sociale e istituzionale che passa attraverso il superamento di tutto ciò che Cuffaro ha rappresentato per otto anni in Sicilia: la politica della mediazione, dei fiati pesanti, degli accomodamenti, del teniamo famiglia, degli ammiccamenti… La Sicilia oggi la riscatti se ne superi il rassegnato fatalismo che ha consegnato a Cuffaro un milione e trecentomila voti. E se decidi di pretendere, qui e adesso, ciò che non può più essere delegato a una sentenza della magistratura: una riforma profonda della politica, dei suoi protagonisti, del suo vocabolario. L’unica via è lanciare il cuore oltre il muro e proporre ai siciliani un nuovo patto morale, una grande questione etica e civile che faccia della politica intanto un luogo di verità. Se ne saremo capaci, domani nessuno rimpiangerà Cuffaro. TRATTO DA http://itaca.netfirms.com/article_3641.shtml 
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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