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Rassegna Stampa
Blitz contro famiglia mafiosa Marsala | Blitz contro famiglia mafiosa Marsala |
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3 luglio 2009 Il blitz, coordinato dal procuratore aggiunto Teresa Principato e dai pm Marsia Sabella e Carlo Marzella, ha visto impegnati 100 tra poliziotti e militari dell'arma. Gli arrestati sono ritenuti esponenti della famiglia mafiosa di Marsala e sono accusati di una serie di estorsioni e del reato di detenzione di armi da fuoco. E' in cella anche l'attuale capo e cassiere di Cosa Nostra marsalese. ANSA Boss al comando dopo scarcerazione 3 luglio 2009 Marsala. Hanno ripreso le redini della cosca di Marsala appena usciti di prigione. In poco tempo sono tornati a fare le estorsioni e si sono riforniti delle armi. Una riorganizzazione rapida quella dei boss marsalesi, scoperta da polizia e carabinieri che, oggi, hanno arrestato sei persone con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione e detenzione di armi. Ai vertici della "famiglia" ci sono nomi noti agli investigatori: come Vito Vincenzo Rallo, fratello del capomafia Antonino. Scarcerato a luglio del 2007, Vincenzo Rallo è immediatamente tornato a pianificare e gestire il racket del pizzo e amministrare la cassa dell'organizzazione. Al suo fianco Francesco Giuseppe Raia, figlio del boss Gaspare, che sconta, al carcere duro, una condanna all'ergastolo. Uscito di prigione nel giugno del 2007 si è subito messo a disposizione di Rallo per la riscossione delle estorsioni. Il piano di riorganizzazione della cosca aveva avuto la "benedizione" del superlatitante trapanese Matteo Messina Denaro, che, dopo le operazioni di polizia che avevano messo in ginocchio la "famiglia", aveva espresso le sue preoccupazioni sul futuro di Cosa Nostra marsalese in diversi "pizzini" indirizzati al padrino di Corleone Bernardo Provenzano. Nelle lettere, ritrovate nel covo in cui il capomafia è stato arrestato ad aprile del 2006, Messina Denaro scriveva di non potere più esaudire le richieste di Provenzano relative alla zona di Marsala perché lì erano stati arrestati "i rimpiazzi e pure i rimpiazzi dei rimpiazzi": una frase usata per indicare che nella zona non c'erano più uomini d'onore "fedeli" da utilizzare. L'indagine, condotta dai carabinieri del comando provinciale e dagli agenti della Mobile di Trapani, ha svelato la capillare pressione estorsiva esercitata dalla cosca: grazie alle intercettazioni gli inquirenti hanno scoperto, ad esempio, i taglieggiamenti subiti da un imprenditore del settore ittico della zona, costretto, dal 2003 al 2008, a versare tangenti da cinquemila euro. I boss, poi, si erano costituiti un arsenale di armi e munizioni ed esercitavano "attività " tipiche degli uomini d'onore come l'intermediazione in affari immobiliari: la cosca era intervenuta nell'acquisto di un terreno da adibire a parcheggio. Dall'inchiesta, infine, è emerso che la designazione di Rallo al vertice della "famiglia", caldeggiata da Messina Denaro, non era particolarmente gradita al vecchio boss detenuto Gaspare Raia, che aveva messo in guardia il figlio a stare attento al boss in passato sospettato di avere fatto la cresta sui soldi della cassa della cosca. ANSA |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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