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Operazione Cerberus: scacco alla mafia gelese | Operazione Cerberus: scacco alla mafia gelese |
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Questa mattina, con l'operazione “Cerberus” sono scattate le ordinanze di custodia cautelare per dodici indagati (11 in carcere ed 1 agli arresti domiciliari), emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta. L'accusa per loro è di associazione mafiosa ed estorsione continuata e aggravata, in danno di commercianti e imprenditori di Gela. L'operazione è stata condotta da agenti della Squadra mobile di Caltanissetta, del Commissariato di polizia di Gela e della Questura di Brescia. e a coordinare l'inchiesta sono stati il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, l'aggiunto Domenico Gozzo ed il sostituto della Dda Nicolò Marino. L'indagine è iniziata ai tempi della ricerca del boss latitante Daniele Emmanuello, morto mentre tentava di fuggire dal covo in cui si era rifugiato nel dicembre 2007 nelle campagne di Enna. Inoltre il giudice ha anche ordinato il sequestro di due imprese edili gestite dalle cosche, e sullo sfondo emerge anche il coinvolgimento di alcune figure politiche e di professionisti che si rivolgevano ai capimafia per dirimere situazioni controverse. Dalle indagini è emerso che a guidare il clan sarebbe una donna di 81 anni, Calogera Pia Messina, chiamata "Zì Calina". E' l'anziana madre di Daniele Emmanuello, vero e proprio "capo carismatico" in abiti femminili, che è indagato per associazione mafiosa. Gli inquirenti sostengono che le viene periodicamente consegnata la quota degli incassi illeciti della "famiglia", che sia lei a dare gli ordini agli affiliati e che, sempre alla donna, si rivolgono imprenditori e uomini politici. In un'intercettazione telefonica, un consigliere comunale di Gela le chiese di intervenire con tutta la sua autorevolezza perché il proprio fratello, imprenditore, in regola coi pagamenti al racket, era stato picchiato e aveva subito un'estorsione da un mafioso, Angelo Bassora, la cui moglie (sua dipendente) era stata da lui licenziata per assenteismo. Nella telefonata "Zì Calina" non promise nulla, dicendo di non poter fare nulla, ma poi, secondo gli investigatori, chiamò un suo mafioso di fiducia ordinandogli di intervenire. Un altro politico, un professionista ex consigliere provinciale, è stato intercettato mentre si rivolgeva a Carmelo Billizzi, "reggente" a Gela della cosca, durante la latitanza di Daniele Emmanuelo. Questi chiedeva di concedere una rateazione del "pizzo" al proprio cognato, un commerciante di complementi d'arredo, che versava in difficili condizioni economiche. Presente nell'inchiesta ma con una posizione più marginale è Virginia di Fede, moglie di Daniele Emmanuello, la quale si sarebbe limitata ad accudire i figli. Aveva trovato anche lavoro al comune tra gli operatori Rmi (reddito minimo di inserimento) appartenenti a famiglie povere. Fu però licenziata dal sindaco, Rosario Crocetta. Tra gli arrestati vi è anche l'imprenditore Sandro Missuto, di 31 anni, di Gela, titolare delle due imprese edili che sono state sequestrate stamani su ordine del gip. L'uomo è accusato di far parte di Cosa nostra a Gela e di essere vicino alla famiglia degli Emmanuello. Il suo nome era comparso in un "pizzino" trovato nell'esofago del latitante Daniele Emmanuello, durante l'autopsia. Missuto avrebbe dovuto occuparsi di un lavoro lungo il tratto autostradale della Salerno-Reggio Calabria. L'indagine della Dda di Caltanissetta ha rivelato, inoltre, l'esistenza di un "connubio affaristico" tra Missuto e la ditta "Safab spa", che ha sede a Roma, su cui gli investigatori avevano svolto accertamenti anche in passato nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di via d'Amelio poiché in quel luogo aveva alcuni uffici. Negli ultimi anni in Sicilia si è aggiudicata appalti di importanti opere pubbliche come: il parcheggio multipiano del tribunale di Palermo, il termovalorizzatore di Bellolampo a Palermo, la realizzazione della rete irrigua di Cavazzini in provincia di Catania; la realizzazione della rete irrigua a valle dell'invaso Disueri a Gela (appalto da 60 milioni di euro) e il rifacimento delle reti irrigue del consorzio di bonifica nr. 10 di Lentini in provincia di Siracusa. Gli uffici dei cantieri di Palermo della Safab sono stati perquisiti stamani dagli agenti della polizia di Stato. I dodici arrestati di oggi sarebbero la colonna economico-militare di "Cosa Nostra" gelese. Questo l'elenco: Giuseppe Billizzi, di 37 anni; Luigi Cannizzaro, di 45 anni; Stefania Cascino, di 31 anni; Giuseppe Cassarino, di 51 anni; Crocifisso Cavaleri, di 55 anni; Giorgio Lignite, di 39 anni; Orazio Pirro, di 35 anni; Alessandro Rolla, di 27 anni; Sandro Missuto, di 31 anni. Provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere a Carmelo Massimo Billizzi, di 36 anni, ritenuto il luogotenente di Emmanuello; Giuseppe Bassora, di 36 anni; Domenico Vullo, di 33 anni. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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