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Cina e Brasile, addio dollaro interscambi in valute locali PDF Stampa E-mail

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di Federico Rampini - 2 luglio 2009
Pechino.
La sfida delle potenze emergenti all´egemonia del dollaro non è più solo simbolica. Cina e Brasile passano all´azione, infliggono un colpo significativo al ruolo del dollaro come moneta universale.



Le due banche centrali di Brasilia e Pechino hanno annunciato di avere raggiunto un accordo per eliminare il dollaro come moneta di pagamento del commercio bilaterale tra i due paesi, un interscambio che quest´anno raggiungerà 40 miliardi di dollari.
Il presidente dell´autorità monetaria brasiliana Henrique Meirelles ha dato l´annuncio dopo un incontro con il suo omologo cinese, Zhou Xiaochuan, ai margini del meeting tra governatori presso la Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Berna. «Abbiamo raggiunto l´accordo – ha detto il numero uno della banca centrale brasiliana – e ora passiamo alla fase operativa». L´import-export fra i due giganti emergenti sarà dunque pagato in yuan e real anziché in dollari com´era antica consuetudine. Lo stesso Meirelles ha aggiunto che un accordo analogo sta per essere raggiunto con l´India, per usare direttamente il real e la rupia nell´interscambio bilaterale, eliminando i pagamenti in dollari. Anche la Russia è intenzionata a siglare rapidamente lo stesso tipo di intesa, che è stato discusso in un vertice recente nel "quartetto" dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina).
Per il momento l´attacco alla funzione globale della moneta americana come strumento di pagamento non scalfisce ancora l´altro ruolo del dollaro, come moneta di riserva delle banche centrali. I dirigenti cinesi, anzi, hanno ribadito di recente che la politica di investimenti in dollari delle loro riserve valutarie non subirà mutamenti significativi. I cinesi in effetti sono preoccupati che un segnale di disaffezione da parte loro possa far crollare il dollaro, svalutando i loro investimenti ed anche riducendo la competitività del made in China. Tuttavia nell´ultimo rapporto della banca centrale di Pechino, appena pubblicato, viene rilanciata una dura critica al «dominio di una valuta» nel sistema monetario internazionale. La Banca Popolare della Cina (questo il nome ufficiale dell´istituto di emissione di Pechino) lancia anche un monito agli Stati Uniti per la loro «politica monetaria e fiscale lassista». Lo stesso tema nei mesi scorsi fu già sollevato dal primo ministro Wen Jiabao, che ha ammonito Washington a «non mettere a repentaglio gli investimenti in dollari della Cina». Russia India e Brasile ora uniscono le loro voci alla Cina, in un comunicato congiunto in cui chiedono «un sistema monetario internazionale più diversificato».
L´abbandono del dollaro nel commercio fra i Bric è un primo passo concreto verso il ridimensionamento del suo ruolo come moneta universale. I Bric rappresentano le economie a più forte tasso di crescita. La Cina da quest´anno ha scalzato gli Stati Uniti come primo partner commerciale del Brasile. Le esportazioni brasiliane nella Repubblica Popolare (soprattutto soya e minerale ferroso) sono aumentate del 64% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008. L´espansione dell´influenza cinese in aree del mondo un tempo più legate agli Stati Uniti ormai va ben oltre i rapporti commerciali e si allarga all´attività creditizia. La China Development Bank, un istituto pubblico specializzato nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali, ha annunciato l´apertura di una filiale in Brasile per investire nella costruzione di porti, acciaierie, e nel settore energetico. La China Development Bank ha già erogato un prestito di 10 miliardi di dollari a Petrobras, il più grande ente petrolifero brasiliano. Il governo di Lula da Silva ha anche rivelato che la banca di Stato della Repubblica Popolare finanzierà alcune grandi opere per i Mondiali di calcio del 2014. La stessa banca statale di Pechino ha anche prestato 1,3 miliardi di dollari alla sua gemella russa, Vnesheconombank. Insieme le due istituzioni partecipano al finanziamento per la costruzione di un cementificio nella regione di San Pietroburgo. Un parallelo espansionismo finanziario viene sviluppato dal China-Africa Development Fund, un nuovo istituto di Stato specializzato nel finanziamento delle grandi opere nel continente nero. Tra i suoi primi progetti ci sono una centrale elettrica nel Ghana, un polo industriale tessile nel Malawi, e un prestito di 950 milioni di dollari allo Zimbabwe.

Tratto da: la Repubblica



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