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Boom di matrimoni, a Mosca la classe media va in municipio PDF Stampa E-mail

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di Giulietto Chiesa da La Stampa del 27-1-08

Anche i piccoli dettagli, a volte, possono essere molto utili per capire che succede
in un paese, in un popolo.

 

 

La notizia che i moscoviti ricominciano a sposarsi, in massa, è uno di questi. Nel 2006, dopo una lunga stagnazione che aveva caratterizzato il quindicennio precedente, ben 72 mila coppie sono convolate a giuste nozze. Civili naturalmente, perché questa è l'abitudine laica che il secolo breve del socialismo reale è riuscito a instaurare. Cifra assoluta che non direbbe granchè, in una città che si dice (ma nessun lo sa, perché nessuno sa quanti sono i non moscoviti che abitano a Mosca) sfiori oggi i dodici milioni di persone. Se non fosse che la statistica indica, per esempio, un balzo in alto del 15% rispetto all'anno 2000. E' un dato solo della capitale? A quanto pare no.

Anche San Pietroburgo, Ekaterinburg, Rostov sul Don starebbero sperimentando fenomeni analoghi. C'è una spiegazione? Probabilmente più d'una. Ma tra queste una sembra imporsi. Ci si sposa se si ha davanti un futuro se non proprio roseo almeno accettabile. Sembra un segno di ottimismo. Come lo è, ancora di più, il dato che indica una forte crescita delle nascite nell'ultimo triennio.

Effetto della politica di attivo incoraggiamento allo sviluppo demografico, perseguito da un Putin pieno di orgoglio patrio e di preoccupazione che la Cina finisca per colonizzare una Siberia quasi completamente spopolata? Forse, in parte. Ma la gente non fa figli e non si sposa a comando. Sicuramente si può dire che non lo fa perché pensa di emigrare nel Grande Freddo per sollevare le sorti della patria. Lo fanno perché vogliono restare dove sono e dove, si ha ragione di ritenere, si trovano abbastanza bene.

Cioè perché ritengono di poter tracciare nella propria immaginazione un futuro abbastanza prevedibile e prevedibilmente tale da poter sostenere una famiglia e una prole.

Se si mette questa ipotesi nel computer, insieme ad altri dati statistici, ne viene fuori il ritratto di una Russia in cui si va formando abbastanza velocemente qualcosa che ha molte delle caratteristiche di una classe media.

Non una classe media di piccoli imprenditori. Di questi ce ne sono relativamente pochi. Ma un prodotto del grande, anzi immenso fallout di denaro che si sta riversando nella casse dello stato attraverso i profitti delle imprese energetiche. E, con il petrolio a 100 dollari al barile, l'impennata diventerà ancor più verticale.

Più burocrazia che imprenditoria, più terziario che industria e agricoltura. Certo che questa cascata di dollari – ogni giorno che passa sempre più euro che dollari - si distribuisce come un potente zampillo, dal raggio limitato ma comunque visibile, che coinvolge una parte crescente della popolazione urbana.

Questa è sicuramente una delle componenti della popolarità di Vladimir Putin. E non va sottovalutata. I dati statistici parlano chiaro. Nel 2006 e nel 2007 il surplus attivo del budget dello stato ha superato il 7%. Il sistema bancario si è consolidato. Gl'investimenti esteri diretti dall'estero sono cresciuti, nel biennio 2005-2007, da 12,3 miliardi di dollari a 30 miliardi. E poco importa che siano capitali russi che rientrano piuttosto che veri investimenti esteri sul mercato russo. Anzi, a ben vedere, se fosse così sarebbe una ulteriore prova di ottimismo “nazionale”. Se rientrano vuol dire che i loro proprietari pensano che sia meglio tenerli in una banca russa che in una banca svizzera. Sicuramente, con i tempi che corrono, meglio che in una banca americana.

La conferma viene anche dalla bilancia dei movimenti finanziari. La Russia post sovietica è stata un esportatore netto di capitali nel corso di 14 anni consecutivi, dal 1992 a ieri. Naturalmente si trattava di esportazione illegale e riciclaggio. Fu il regno della svendita della Russia. Boris Eltsin – anche per questo così amato dalla finanza mondiale – presiedette alla rapina coordinata degli oligarchi. Adesso, dati del 2006, la Russia ha realizzato il record assoluto della sua storia, diventando un importatore netto di capitali per la non irrilevante cifra di 40 miliardi di dollari. Quanto di questi vada a finire nei bilanci familiari delle coppiette che fanno la coda per sposarsi nella via Griboedova, dove ancora c'è l'orribile palazzo dei matrimoni, non è dato sapere. Probabilmente non molto, ma è quanto basta per farle sperare.

 
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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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