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Maxi riciclaggio in Uruguay | Maxi riciclaggio in Uruguay |
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La giustizia uruguayana, nella persona del procuratore Gabriela Marialdo, sta investigando su un possibile caso di riciclaggio di denaro sporco che vedrebbe coinvolti molteplici attori: la ditta Merril Lynch Uruguay, un abile hacker pakistano ricercato dalla giustizia statunitense e le sue società, una holding panamense, una Safi uruguayana, tre funzionari della off-shore in Uruguay, la Banca del Canada, l'ambasciata degli Usa, un ex giudice uruguayo e altre due persone. A questa notizia ha dato ampio spazio la rivista Caras y Caretas, che lo scorso 29 maggio ha dedicato all'argomento la copertina e un lungo articolo. La rivista riferisce che nel 2003 la sede del dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti in Uruguay aveva dimostrato che la Merril Lynch riciclava denaro attraverso società create appositamente e che tutte le somme di denaro provenienti dalle casse di Merril Lynch Uruguay, la off-shore situata nella zona franca di Montevideo, erano indirizzate a un hacker pakistano. Le indagini del 2003 avevano fatto emergere che Merril Lynch si sarebbe servita di due aziende per inviare somme di denaro sporco: la Rivonal S.A., holding di Panama e una Safi uruguaya, Volturno Corporation, con sede in un elegante studio. Questi dati hanno portato all’identificazione di conti con depositi milionari in banche della Svizzera e degli Stati Uniti che sono stati immediatamente congelati. Entrambi i conti correnti risultano intestati ad un cittadino brasiliano nullatenente, Claudio Ferreira dos Santos. La difesa di dos Santos sostiene che questi aveva conosciuto il pakistano in un hotel di Copacabana e che. poiché aveva gravi problemi di soldi, aveva accettato l'offerta che gli era stata fatta: il saldo di tutti i debiti e un lavoro. In basa all'accordo, dietro un compenso mensile di 1.600 dollari, dos Santos diventa così titolare di una ditta informatica di Rio de Janeiro, che ha bisogno di aprire conti all’estero per ricevere dei soldi. A questo scopo il pakistano chiede a Ferreira dos Santos di firmare un documento, in inglese. Lui lo ritiene una formalità, una semplice burocrazia. Mentre in realtà quella “formalità” lo fa diventare titolare di un conto. I giornalisti di Caras y Caretas affermano di essere in possesso di documenti che dimostrebbero che il 20 di settembre 2004 la Merril Lynch Svizzera ha aperto il conto 43.972 a nome di Claudio Ferreira dos Santos, con domicilio in via Pereira de Seque nº 75. Ciononostante nello stesso documento –presuntamente firmato da dos Santos- risulterebbe che il conto era stato aperto a Montevideo l’8 di agosto. Si suppone che dalla sua filiale dell’Uruguay e utilizzando questo conto sarebbero circolati non meno di quindici milioni di dollari. Dopo il congelamento dei conti, la giustizia brasiliana, in seguito alla rogatoria del governo svizzero, convoca dos Santos a deporre. È così che dos Santos, che si trovava a Rio di Janeiro, viene a conoscenza di possedere milioni di dollari sporchi in Svizzera e di essere titolare di diversi consistenti conti all’estero, congelati dalla giustizia, e che inoltre sarebbe lui ad inviare le somme di denaro dall’Uruguay, paese dove non è mai stato. Come se non bastasse, viene a sapere che il suo amico pakistano si sarebbe servito di lui per muovere denaro e che su di lui pende un ordine di cattura internazionale. Decide pertanto di presentarsi alla Merrill Lynch Uruguay per chiarire la situazione. L'azienda nega ogni responsabilità, ma licenzia due suoi impiegati che tuttavia, dopo due giorni, risultano essere impiegati nella Banca del Canada. Dopo un tentativo di conciliazione tra Ferreira dos Santos e la Merrill, che non va a buon fine, il brasiliano querela l'azienda. Mentre la difesa di dos Santos insiste nel sostenere che i conti aperti a suo nome sono falsi, circolano altre ipotesi che smentiscono questa versione edulcorata del personaggio e ne fanno invece il bandolo della matassa dell'intera faccenda. Alcune fonti giudiziarie confermano che il brasiliano sarebbe seriamente coinvolto nel riciclaggio di denaro sporco, e ci sarebbero documenti che dimostrerebbero l'autenticità della firma di dos Santos all'apertura dei conti a lui ascritti. Peraltro, le due persone presenti alla sua intervista hanno dichiarato che si è presentato in tribunale volontariamente, ma questa dichiarazione ha destato nei giornalisti il sospetto che questo esecutore fosse venuto dal Brasile, niente meno che a rendere dichiarazioni sul riciclaggio di denaro, soltanto perché ben consapevole che avrebbe guadagnato denaro o che non avrebbe avuto ripercussioni personali. In merito agli altri personaggi coinvolti, la rivista ricorda che il pakistano, cittadino statunitense, nel 2001 era stato coinvolto in uno scandalo relativo alla pubblicazione in internet di registrazioni telefoniche, e nel 2005 era stato obbligato a pagare circa tre milioni di dollari per aver venduto software falsificato e aver violato la legge sulla proprietà intellettuale. Nella vicenda in questione si sta cercando di capire se il denaro circolato nella zona franca America, di Ruta 8 Montevideo, sia frutto di attività fraudolente ad opera del pakistano attraverso le sue aziende nel ramo dell’informatica. Peraltro queste attività sono anche oggetto di una causa penale a Los Angeles, e la Giustizia degli Stati Uniti ha sollecitato la collaborazione dell’Interpol per catturarlo. Riguardo alla posizione dello studio legale dell’avvocato Ignacio de Posadas, che oltre a patrocinare la Merrill Lynch, che è anche un dirigente del Partido Nacional, il leader nazionalista Luis Alberto Lacalle ha affermato che de Posadas è innocente e che la sua posizione è simile a quella di colui che vende coltelli: “ciò che fa chi li compra non è un suo problema”. Ma i giornalisti firmatari dell’articolo riferiscono che già nel 2001 il Banco Centrale e funzionari giuridici argentini, durante una perquisizione, erano venuti in possesso di informazioni compromettenti. Già allora era emersa l’esistenza della ditta off-shore Merril Lynch Bank di Gran Cayman che procurava i fondi a Merril Lynch Group servendosi di una transazione denominata Merril Lynch Dragon. Quei fondi venivano canalizzati attraverso diversi conti di fiducia –cifrati- gestiti direttamente dall’ufficio in questione. Il procedimento a quel tempo venne sospeso in seguito ad una istanza presentata dagli avvocati di Merril Lynch, Tomas Guerriero Costa e Juan Oreggia Carrai, quest’ultimo rappresentante di Merril Lynch nel patteggiamento con il presunto ignaro brasiliano. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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