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Antimafia Duemila

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L’Ars respinge la mozione di sfiducia, ora la decisione spetta al Consiglio dei Ministri PDF Stampa E-mail

ars_regione_sicilia.jpg24 gennaio 2008

Palermo. L’assemblea regionale siciliana respinge con 55 voti contrari
e 32 favorevoli la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra
nei confronti del Presidente della Regione Cuffaro.

 

 

Totò rimane dunque al suo posto. Nemmeno il presidente dell’Ars di Fi, Gianfranco Miccichè che nei giorni scorsi aveva usato toni severi ha votato no. «Cuffaro si presenta come presidente della Sicilia dei cannoli – aveva detto - Siamo avviliti perché questa è l’immagine che dà di sé». Invece mentre Cuffaro esce indenne dalla seduta infuocata, con l’opposizione che abbandona l’aula, la maggioranza approva un ordine del giorno che impegnerebbe il presidente dell’Ars e il Governo siciliano a impedire che siano violati i principi dello statuto siciliano. La partita però è ancora aperta. Dopo la condanna a 5 anni per favoreggiamento personale “a singoli mafiosi” e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici (cosa che scatterebbe dopo il terzo grado di giudizio), ci si chiede come il Governatore della Sicilia possa continuare a rappresentare il suo popolo. Per l’ex premier Berlusconi la risposta è affermativa ma la questione passerà ora al vaglio del Consiglio dei Ministri seguendo un iter che in base a una legge del ’90 aggiornata nel 2000 stabilisce che l’ufficio del pm o la cancelleria del tribunale trasmettano il dispositivo al commissario dello Stato e da qui alla presidenza del consiglio che potrebbe disporre la sospensione del condannato dai pubblici uffici. Secondo il costituzionalista Salvatore Raimondi la norma sarebbe stata abrogata. «in ogni caso – ha detto – anche se la legge fosse applicabile, non lo sarebbe nel caso in esame in quanto la sospensione era prevista solo per determinati reati, non quello di favoreggiamento semplice». Sarà, ma la Procura è decisa ad andare avanti anche perché quel reato, il 378, è accompagnato dall’aggiunta del secondo comma che prevede il favoreggiamento a personaggi mafiosi e in questo caso avviare il procedimento sarebbe obbligatorio.

Silvia Cordella

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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