| Strasburgo condanna l’Italia. Bagarella ha subito un danno morale |
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16 gennaio 2008
Strasburgo. Il 15 aprile 2004 Leoluca Bagarella, boss mafioso
ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo perché, secondo il suo dire, le condizioni carcerarie a cui è sottoposto sono <<disumane e degradanti>> e non sono rispettati i suoi diritti in merito alla corrispondenza e alla vita familiare.
La sentenza della Corte ha riconosciuto a Bagarella la violazione dell’art. 8 (diritto al rispetto e alla vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sancisce che è <<sufficiente soddisfazione>> per il danno morale subito da Bagarella il fatto di aver riconosciuto tale violazione ed assegna al boss 4.000 euro come rimborso delle spese sostenute.
A Bagarella è stato applicato dal giudice italiano l’art. 18 dell’amministrazione penitenziaria che prevede il controllo della corrispondenza. Ora la Corte di Strasburgo però stabilisce che <<il controllo della corrispondenza fondato su questa disposizione ignora l’articolo 8 della Convenzione> in quanto <<non si regolamenta né la durata delle misure di controllo della corrispondenza dei detenuti, né i motivi che possono giustificarli e non si indica con sufficiente chiarezza l’estensione e le modalità del potere di valutazione delle autorità competenti>>. La richiesta avanzata da Bagarella del riconoscimento di un danno materiale pari a 136.150 euro è stata però respinta dai giudici di Strasburgo, i quali in merito ai trattamenti inumani lamentati dal boss hanno sentenziato che la Corte <<non saprebbe individuare alcuna violazione apparente dell’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo>>. Contro la sentenza della Corte europea è possibile presentare appello.
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di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
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