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Antimafia Duemila

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Nov 20th
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Il doppio volto della sentenza PDF Stampa E-mail

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di Umberto Santino

Siamo ormai in piena overdose di indecenza e temo che
non sia agevole trovare l´antidoto per uscirne.
La sentenza che condanna Cuffaro a 5 anni
di carcere per favoreggiamento

 


a singoli mafiosi (questa è la lettura che danno del dispositivo i procuratori Grasso e Messineo, mentre Cuffaro e i suoi avvocati escludono qualsiasi riferimento a imputati o condannati per mafia), ma non alla mafia nel suo complesso, è un capolavoro di bizantinismo e viene incontro all´attesa del presidente che aveva più volte manifestato il suo pensiero: se non mi condannano per mafia resto al mio posto. Difficile dire quanto gli abbiano giovato le preghiere dei suoi amici o quanto sia più terrenamente da addebitare a una giustizia che non è nuova a sortite del genere. Già con il processo Andreotti si era messo a punto un modello: quello del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, così sono contenti tutti. Contenta la Procura che otteneva l´accertamento del delitto di associazione semplice fino al 1980, ma impunibile perché prescritto; contento l´imputato che da quell´anno in poi veniva riconosciuto innocente e santificato come antimafioso. Ora, sulla linea di quel precedente, Cuffaro viene condannato per favoreggiamento senza l´aggravante mafiosa, in base a un´interpretazione delle norme vigenti che sarà correttissima per gli addetti ai lavori ma è indigeribile sul piano logico: non si capisce come favorire dei mafiosi, che sono tali per l´appartenenza all´organizzazione, non significhi favorire la mafia. Si aggiunga che il reato per cui è stato condannato è soggetto a rapida prescrizione, che l´esclusione perpetua dai pubblici servizi scatta solo con sentenza definitiva, che con ogni probabilità non ci sarà mai. E volete che Totò non festeggiasse con vassoi di cannoli? La stampa annuncia che due magistrati, che a quanto pare hanno idee un po´ diverse, indagano per incriminare Cuffaro per concorso esterno ma non è detto che ci riescano. Il precedente non può non pesare come non può non aver pesato su quanto è accaduto la scelta dell´allora procuratore capo di andarci piano e puntare solo sul favoreggiamento, con il risultato di produrre profonde spaccature nel palazzo di giustizia. Ora, giustissimamente, l´opposizione, le associazioni, finora qualche migliaio di persone, chiedono che Cuffaro si dimetta e dalla maggioranza arrivano prese di distanza da Miccichè e perfino da Dell´Utri che ha sulle spalle una condanna per concorso, ma si riuscirà a scalzare Totò dalla poltrona? Mi auguro che ci si riesca, perché la vergogna è troppo grande, ma i problemi che ci troviamo di fronte vanno oltre le disavventure di un singolo personaggio. Per cominciare, una giustizia che, sulla base di una legislazione antimafia, frettolosa, contraddittoria e lacunosa, picchia duro su capi e gregari ma balbetta sul sistema di relazioni che fanno forte e, finora, indistruttibile il potere mafioso. Si continua con un vero e proprio imbarbarimento della vita politica: l´antico clientelismo ha lasciato spazio all´illegalità sistemica e diffusa, grembo ospitale per il proliferare delle mafie. Gli elettori siciliani hanno votato Cuffaro pur sapendo che era indagato: gli interessi di molti, le attese di tanti evidentemente hanno pesato più delle inchieste giudiziarie o forse le inchieste sono servite ad aureolare il volto tondeggiante di Totò. Qualcuno parla di una «questione meridionale» irrisolta precipitata in questione criminale, ma, per fare qualche esempio, le montagne di rifiuti campani prima che prodotto dei camorristi lo sono di politici sedicenti di sinistra incapaci e pasticcioni. E le ultime vicende di Mastella rimandano alle scelte dell´attuale governo: non ci voleva molto a capire che tutto avrebbe dovuto fare meno che il ministro della Giustizia. Se il centrodestra inclina al criminale, ma è riuscito finora a salvare un bel po´ di penne, il centrosinistra si è liquefatto, ben più delle previsioni di Bauman. Per una fenomenologia dell´Italia contemporanea non guasta aggiungere qualcosa sui rapporti con il Vaticano. Un rettore ha la felice idea di invitare il papa all´inaugurazione dell´anno accademico, alcuni dicono: cosa c´entra il papa e ricordano che questo papa non perde occasione per proclamare la superiorità della fede sulla scienza. La lettera di 67 docenti e l´annuncio di proteste di qualche centinaio di studenti vengono bollati come intolleranza e si ha un miracoloso rovesciamento delle parti: la chiesa è per la libertà di pensiero, gli scienziati che ricordano il processo a Galilei sono dei «laicisti» come oggi si dice, fanatici e antidemocratici. E, su invito del cardinal Ruini, in duecentomila accorrono in piazza san Pietro per essere vicini al papa a cui si sarebbe impedito di parlare. Tra di essi parecchi del neonato Partito democratico che è certamente meno laico della Dc degasperiana. Per una fenomenologia dell´età contemporanea il materiale basta e avanza...

MERCOLEDÌ, 23 GENNAIO 2008 Pagina I -
La repubblica edizione palermo 23 gennaio 2008

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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