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Antimafia Duemila

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Sep 08th
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Il doppio volto della sentenza PDF Stampa E-mail

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di Umberto Santino

Siamo ormai in piena overdose di indecenza e temo che
non sia agevole trovare l´antidoto per uscirne.
La sentenza che condanna Cuffaro a 5 anni
di carcere per favoreggiamento

 


a singoli mafiosi (questa è la lettura che danno del dispositivo i procuratori Grasso e Messineo, mentre Cuffaro e i suoi avvocati escludono qualsiasi riferimento a imputati o condannati per mafia), ma non alla mafia nel suo complesso, è un capolavoro di bizantinismo e viene incontro all´attesa del presidente che aveva più volte manifestato il suo pensiero: se non mi condannano per mafia resto al mio posto. Difficile dire quanto gli abbiano giovato le preghiere dei suoi amici o quanto sia più terrenamente da addebitare a una giustizia che non è nuova a sortite del genere. Già con il processo Andreotti si era messo a punto un modello: quello del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, così sono contenti tutti. Contenta la Procura che otteneva l´accertamento del delitto di associazione semplice fino al 1980, ma impunibile perché prescritto; contento l´imputato che da quell´anno in poi veniva riconosciuto innocente e santificato come antimafioso. Ora, sulla linea di quel precedente, Cuffaro viene condannato per favoreggiamento senza l´aggravante mafiosa, in base a un´interpretazione delle norme vigenti che sarà correttissima per gli addetti ai lavori ma è indigeribile sul piano logico: non si capisce come favorire dei mafiosi, che sono tali per l´appartenenza all´organizzazione, non significhi favorire la mafia. Si aggiunga che il reato per cui è stato condannato è soggetto a rapida prescrizione, che l´esclusione perpetua dai pubblici servizi scatta solo con sentenza definitiva, che con ogni probabilità non ci sarà mai. E volete che Totò non festeggiasse con vassoi di cannoli? La stampa annuncia che due magistrati, che a quanto pare hanno idee un po´ diverse, indagano per incriminare Cuffaro per concorso esterno ma non è detto che ci riescano. Il precedente non può non pesare come non può non aver pesato su quanto è accaduto la scelta dell´allora procuratore capo di andarci piano e puntare solo sul favoreggiamento, con il risultato di produrre profonde spaccature nel palazzo di giustizia. Ora, giustissimamente, l´opposizione, le associazioni, finora qualche migliaio di persone, chiedono che Cuffaro si dimetta e dalla maggioranza arrivano prese di distanza da Miccichè e perfino da Dell´Utri che ha sulle spalle una condanna per concorso, ma si riuscirà a scalzare Totò dalla poltrona? Mi auguro che ci si riesca, perché la vergogna è troppo grande, ma i problemi che ci troviamo di fronte vanno oltre le disavventure di un singolo personaggio. Per cominciare, una giustizia che, sulla base di una legislazione antimafia, frettolosa, contraddittoria e lacunosa, picchia duro su capi e gregari ma balbetta sul sistema di relazioni che fanno forte e, finora, indistruttibile il potere mafioso. Si continua con un vero e proprio imbarbarimento della vita politica: l´antico clientelismo ha lasciato spazio all´illegalità sistemica e diffusa, grembo ospitale per il proliferare delle mafie. Gli elettori siciliani hanno votato Cuffaro pur sapendo che era indagato: gli interessi di molti, le attese di tanti evidentemente hanno pesato più delle inchieste giudiziarie o forse le inchieste sono servite ad aureolare il volto tondeggiante di Totò. Qualcuno parla di una «questione meridionale» irrisolta precipitata in questione criminale, ma, per fare qualche esempio, le montagne di rifiuti campani prima che prodotto dei camorristi lo sono di politici sedicenti di sinistra incapaci e pasticcioni. E le ultime vicende di Mastella rimandano alle scelte dell´attuale governo: non ci voleva molto a capire che tutto avrebbe dovuto fare meno che il ministro della Giustizia. Se il centrodestra inclina al criminale, ma è riuscito finora a salvare un bel po´ di penne, il centrosinistra si è liquefatto, ben più delle previsioni di Bauman. Per una fenomenologia dell´Italia contemporanea non guasta aggiungere qualcosa sui rapporti con il Vaticano. Un rettore ha la felice idea di invitare il papa all´inaugurazione dell´anno accademico, alcuni dicono: cosa c´entra il papa e ricordano che questo papa non perde occasione per proclamare la superiorità della fede sulla scienza. La lettera di 67 docenti e l´annuncio di proteste di qualche centinaio di studenti vengono bollati come intolleranza e si ha un miracoloso rovesciamento delle parti: la chiesa è per la libertà di pensiero, gli scienziati che ricordano il processo a Galilei sono dei «laicisti» come oggi si dice, fanatici e antidemocratici. E, su invito del cardinal Ruini, in duecentomila accorrono in piazza san Pietro per essere vicini al papa a cui si sarebbe impedito di parlare. Tra di essi parecchi del neonato Partito democratico che è certamente meno laico della Dc degasperiana. Per una fenomenologia dell´età contemporanea il materiale basta e avanza...

MERCOLEDÌ, 23 GENNAIO 2008 Pagina I -
La repubblica edizione palermo 23 gennaio 2008

 
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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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