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Polemica sulla scorta annullata a Pm antimafia PDF Stampa E-mail

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di Alessandra Ziniti - 14 giugno 2009
Palermo. Anche lui era nella lista nera di Cosa nostra. Anche lui doveva pagare con la vita l´impegno messo in tutte le indagini che hanno portato alla cattura di latitanti di prima grandezza dell´organizzazione mafiosa, da Totò Riina a Leoluca Bagarella, a Giovanni Brusca.


Per ucciderlo, raccontarono i pentiti, il piano era già pronto e anche le armi, tra cui un micidiale bazooka mai ritrovato e che sarebbe ancora nella disponibilità della feroce cosca di Brancaccio.
Ma Franco Lo Voi, magistrato palermitano tra i più seri e schivi, ora in forza alla procura generale della Cassazione, adesso va in giro da solo, senza più scorta né tutela. Così ha deciso il comitato per l´ordine e la sicurezza pubblica di Roma con un provvedimento che ha creato più di una perplessità perché riguarda un magistrato che per più di dieci anni è stato in prima fila nella lotta alla mafia nella trincea della Dda di Palermo.
Per 17 anni, da quella terribile estate delle stragi del ‘92 in cui Cosa nostra fece saltare in aria Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte nel giro di due mesi, Franco Lo Voi ha vissuto sotto scorta. Adesso, con una punta di ironia e di amarezza, dice: «Se le autorità dicono che non ci sono più pericoli, non posso che esserne contento, specialmente per le mie figlie, che da piccole costringevo ad allontanarsi dalle finestre quando uscivo da casa. Tanto ormai sono maggiorenni e, se mi accadesse qualcosa, sanno chi citare in giudizio per il risarcimento dei danni».
Cinquantuno anni, sposato con un magistrato, giudice delle indagini preliminari al tribunale di Palermo, due figlie, Franco Lo Voi ha passato buona parte della sua carriera ad occuparsi di indagini di mafia sulle cosche più pericolose di Cosa nostra palermitana, come quella di Brancaccio. E non a caso Gaspare Spatuzza, punta di diamante del gruppo di fuoco dei fratelli Graviano, killer di don Pino Puglisi, da pochi mesi decisosi a collaborare con la giustizia, racconta che il bazooka destinato ad uccidere Lo Voi è ancora nella disponibilità dei mafiosi di Brancaccio.
Delle decine di boss e gregari fatti arrestare e condannare da Franco Lo Voi, buona parte sono ancora in carcere, con condanne all´ergastolo sulle spalle. E anche il posto in cui da qualche tempo presta servizio, la Procura generale della Cassazione, non è certo di seconda fila visto che alcune delle più feroci vendette di Cosa nostra si sono scatenate proprio dopo che pesanti condanne sono state ratificate dalla Cassazione. Anzi, recentemente il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto un rafforzamento della protezione nei suoi confronti dopo un paio di irruzioni nella casa di villeggiatura di Lo Voi a Palermo.

Tratto da: la Repubblica



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