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Quanto mi stressa il 41bis! PDF Stampa E-mail

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di Anna Petrozzi - 5 giugno 2009
Dalla telenovela Italia, anche i boss piangono.
Una vergogna inaccettabile. Sono piene di amara tristezza le parole di Giovanna Maggiani Chelli, portavoce delle vittime della strage di via dei Georgofili, a ...




... commento dell’ultima inspiegabile sentenza con cui la terza sezione penale del Tribunale di Catania ha concesso gli arresti domiciliari a Giacomo Maurizio Ieni, 52 anni, capo della Cosca mafiosa catanese dei Pillera.
Il motivo? Il boss è depresso. Durante un’udienza in videoconferenza era scoppiato in lacrime e rivolgendosi ai giudici li aveva supplicati: “Vi prego di comprendermi, proprio non ce la faccio più a stare in carcere”.
Ebbene a ripercorrere la storia non ci si ricorda di alcun detenuto cui piaccia la vita carceraria ed è altrettanto noto a quante fasulle malattie e pietose messinscena abbiano ricorso fior fior di boss pur di ottenere benefici carcerari. Più di un medico è finito nei guai per aver procurato falsi certificati di malattia ai mafiosi, coraggiosi solo con le armi in mano e in branco.
La procura ha ben ragione a dichiararsi “sgomenta”.
Leggere il contenuto del provvedimento è a dir poco sconcertante. I giudici infatti oltre a non ritenere necessarie ulteriori perizie per accertare il malessere del detenuto scrivono: “L’ambiente familiare appare allo stato insostituibile. In casa potrà ricevere quel sostegno psicologico che la struttura carceraria non può dargli”.
Elementare Watson, avrebbe detto qualcuno… Ma non basta a placare il senso di rabbia e di scandalo in chiunque abbia minima coscienza della gravità e della pervasività del fenomeno mafioso in Italia.
Ieni, spiega il procuratore di Catania Enzo D’Agata – “ è un personaggio di notevole spessore criminale anche se di minore visibilità. E’ come se liberassimo un Ercolano o un Santapaola. Nella sostanza è sempre un capo clan e non è secondo a nessuno. Mi dispiace che i giudici siano andati anche al di là di quello che sostenevano le consulenze che, pur riconoscendo lo stato di depressione, non lo giudicavano incompatibile con il regime carcerario”. Ma è soprattutto la concessione dei domiciliari a preoccupare i magistrati poiché “Ieni era stato messo al 41bis proprio perché anche dal carcere continuava a gestire gli affari del clan”.
Se Ieni non regge il regime carcerario c’è un modo previsto dalla legge italiana per godere di benefici carcerari: collaborare con la giustizia. Abbia il coraggio delle sue azioni invece di piagnucolare.
Ci aspettiamo che il ministro Alfano, sperticatosi in grandi dichiarazioni di fermezza nella lotta alla mafia alla recente commemorazione di Falcone, intervenga al più presto in maniera risolutiva inviando una volta tanto, in maniera utile, i famigerati ispettori.



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    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
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