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La mafia che sfrutta l'antimafia, 4 arresti e i soliti affari del cemento di Cosa Nostra PDF Stampa E-mail

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di Rino Giacalone - 4 giugno 2009
Non è vero che la mafia esiste perché c’è l’antimafia, la realtà è tutt’altra, c’è una mafia che si è infiltrata tanto nel tessuto economico e imprenditoriale da potere quasi ostentarsi, ritenersi non imputabile, diventare essa stessa testimone della lotta a Cosa Nostra.



Per fortuna che ci sono gli investigatori ed ancora si possono fare le intercettazioni, sennò davvero tutto sarebbe più difficile per sgominare i boss all’opera. Uno di questi è un nome noto nell’organigramma mafioso palermitano, si chiama Benny Valenza, è di Borgetto e guarda caso come tanti altri mafiosi si occupa di cemento. I suoi precedenti sono finiti tanto confusi che la sua azienda, nel frattempo intestata alla madre, Flora Camilli, addirittura portava cemento per la costruzione del nuovo commissariato di Castelvetrano, destinato a diventare uno degli avamposti più attrezzati nella lotta alla mafia, nella città del super boss latitante Matteo Messina Denaro. Un commissariato, adesso finito sotto sequestro, per dimostrare l’illecito commesso dall’impresa che lo stava costruendo, in corso di realizzazione in un terreno confiscato agli uomini d’onore, in contrada Giallonghi. La mafia aveva deciso di portare la sua sfida dentro quest’area dove si sono anche costruiti nuovi uffici comunali ed altre caserme delle forze dell’ordine, come quella della Finanza. E la sfida era condotta in modo semplice, non mettendo per esempio nelle strutture il cemento giusto, oppure lasciando l’acqua nelle fondazioni e sotto ai pilastri, o ancora allungando con troppa acqua il cemento usato per l’edificio. Quasi un destino segnato per quel commissariato.
I carabinieri di Palermo e Trapani, della Compagnia di Monreale e del nucleo operativo provinciale di Trapani, coordinati dalla Dda di Palermo, hanno però messo fine all’intrallazzo in salsa mafiosa. Benny Valenza, vicino alla cosca dei Vitale di Partinico,  è tra i quattro arrestati, continuava ad occuparsi di cemento dopo una confisca, continuava ad essere uno dei punti di riferimento delle imprese che lavorano nel Belice, dopo un impianto confiscato, Vitale sarebbe riuscito a controllarne altri cinque da quando l’anno scorso era tornato libero, ognuna di queste imprese è stata sequestrata per il reato di intestazione fittizia di beni: le sue mani su appalti importanti, come quelli per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara, 30 capannoni per l’area industriale di Partinico. Le indagini hanno accertato che Valenza aveva un giro d’affari complessivo di oltre 50 milioni di euro. A finire sotto sequestro gli impianti "Camilli Flora", intestato come si diceva alla madre dell’imprenditore, la "Timpa Salvatore" di Balestrate, la "2P" di Marsala, la "Calcestruzzi Lo Bello" di Castelvetrano e l’azienda di trasporti 2P Trasporti di Alcamo.



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    di Giorgio Bongiovanni

    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
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