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A ogni popolo il suo re | A ogni popolo il suo re |
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di Giorgio Bongiovanni
Il Presidente della Regione Sicilia
ieri (18 gennaio 2008), in primo grado, a cinque anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Secondo i giudici della terza sezione del tribunale di Palermo, l'imputato - accusato di favoreggiamento aggravato e violazione di segreto d'ufficio – avrebbe infatti aiutato, tramite rivelazioni, i coimputati Domenico Miceli, Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro. Senza però, con questo, agevolare “l’attività dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra”. Recita così l'attesissimo verdetto che, su quasi tutti i principali media nazionali, è passato come una vittoria per il Governatore della Sicilia che avrebbe finalmente provato la sua estraneità ai rapporti con la mafia. E che potrà quindi esimersi dal dimettersi dal suo incarico politico con il plauso degli onorevoli colleghi, primi fra tutti il leader dell'Udc Pierferdinando Casini (<<Sapevamo che con la mafia non aveva nulla a che fare>>) e l'ex premier Silvio Berlusconi che non ha perso l'occasione per additare la <<patologia>> delle solite toghe rosse. Insomma, per tutti o quasi, Salvatore Cuffaro è uscito a testa alta da questa vicenda giudiziaria e per questo lui stesso si è detto sollevato e ha ringraziato tutti i siciliani che lo hanno sostenuto promettendo che l'indomani mattina, alle 8:00 in punto, si sarebbe seduto alla sua scrivania per continuare a promuovere lo sviluppo della Sicilia. Ora, posto che solo in Italia il Presidente di una Regione può dichiararsi sereno dopo una condanna a 5 cinque anni di reclusione, occorre focalizzare l'attenzione sul dispositivo della sentenza che, secondo quanto riportato da quasi tutti gli organi di stampa lo avrebbe condannato per “favoreggiamento semplice”.
E che cosa vuol dire questo? Assolutamente niente. Secondo i capi d'accusa P e Q stabilito dall’art.378 (comma 1 e 2) il Governatore avrebbe infatti agevolato in concorso (ex art.110) con soggetti ignoti (presunte talpe istituzionali) e con Antonio Borzachelli, ex maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, due mafiosi (Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro) e un condannato, in primo grado, per concorso esterno in associazione mafiosa (Domenico Miceli). Il verdetto, in sostanza, non esclude, anzi conferma i rapporti del Presidente della Regione Sicilia con uomini di Cosa Nostra. E non è finita. Perché i giudici ritengono provato per Salvatore Cuffaro il reato di favoreggiamento personale anche nei confronti di Michele Aiello, ex manager della sanità privata, tra gli uomini più ricchi della Sicilia, ritenuto prestanome del boss Bernardo Provenzano e condannato, nell'ambito dello stesso processo, a 14 anni di reclusione nientemeno che per associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, truffa, accesso abusivo del sistema informatico della Procura e corruzione. Secondo l'accusa, Cuffaro si sarebbe incontrato con Aiello in gran segreto, nel retrobottega di un negozio di Bagheria per discutere, è la versione fornita in aula dal Governatore, il tariffario regionale della clinica “Villa Santa Teresa” della quale l'Aiello era all'epoca proprietario. E che è essa stessa condannata per truffa al pagamento di 600mila euro. E la gioia e i grandi sorrisi e le dichiarazioni solenni a cui abbiamo assistito ieri? Solo l'ennesima dimostrazione dell'arroganza e della mafiosità tipiche dei politici. Fedeli a un sistema di “giochi di parole” ben collaudato con la sentenza, confermata dalla Cassazione, del sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti assolto sì - come il mondo della politica e della stampa suddita ha gridato a gran voce - ma per prescrizione del reato. Leggi: Giulio Andreotti aveva incontrato, per ben due volte, Stefano Bontade, all'epoca dei fatti al vertice dell'organizzazione criminale Cosa Nostra e aveva saputo, prima che accadesse, dell'intenzione della mafia di uccidere l'allora Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. Nonostante questo non aveva mosso un dito per impedirlo e non aveva denunciato il fatto neppure dopo l'assassinio del compagno di partito. Di fronte a questo dovremmo come minimo tutti fermarci e porci delle domande. Dovremmo chiedere spiegazioni ai nostri politici - fatta eccezione per alcune rare eccezioni - dovremmo pretendere delle risposte e agire di conseguenza. Ma il mondo qui, e non solo qui, gira al contrario. Tutti i siciliani, quei 5 milioni che siamo, dovremmo scendere subito in piazza e ribellarci contro questo signor Cuffaro che per me non rappresenta né la Sicilia né niente. Lo farà la Sicilia? Credo proprio di no.
E allora ogni popolo, fatta eccezione per i pochi dissidenti, si merita
il suo re.
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In edicola dal 3 marzo 2008
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Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro
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Inserto Terzo Millennio N. 57 |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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