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Rassegna Stampa
“Il capo dei capi” tra fiction e realtà. Sospette omissioni ed evidenti falsificazioni | “Il capo dei capi” tra fiction e realtà. Sospette omissioni ed evidenti falsificazioni |
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Vissicchio troppo zelante? Trasferito! Due anni dopo, nel 1976, Vissicchio fu trasferito senza alcun giustificabile motivo dal Nucleo di Polizia tributaria del capoluogo lombardo a quello di Venezia. Quale era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso? «Stavo svolgendo – spiegò il colonnello ai magistrati – indagini su alcuni conti bancari in Svizzera con la polizia elvetica che mi mise a disposizione un elenco di personaggi importanti. Tra di essi c’era anche la signora Giudice che fu pedinata a Lugano mentre entrava in un istituto di credito. Lavoravamo in stretto contatto con il giudice di Milano Giuliano Turone. Sta di fatto che fui rimosso dall’incarico e trasferito». Poi un’altra inquietante affermazione: «Sa, signor giudice, io e il mio gruppo eravamo riusciti a ricollegare le trame della mafia dei colletti bianchi all’estero, attraverso le loro finanziarie e società fittizie. A quel tempo, infatti il giudice Turone mi aveva incaricato di interessarmi del riciclaggio del denaro sporco proveniente dai sequestri di persona che a quel tempo nel nostro Paese erano facili come rubare una bicicletta. Comunque, anche quelle indagini furono interrotte». Per fortuna, il colonnello, grazie a quelle indagini era già riuscito a far finire in galera Luciano Liggio, che ci rimase fino alla morte. Il tesoro del generale Raffaele Giudice Un passo indietro: l’ anno dopo alla cattura di Liggio , la moglie del generale Raffaele Giudice deposita presso l’Unione Banche Svizzere ben centotrentamila dollari, acquista a Lampedusa un terreno sul quale fa costruire una villa e compra obbligazioni per ottanta milioni. Nei successivi quattro anni il patrimonio familiare si arricchisce di un cabinato a motore di sei metri e mezzo, di una decina di libretti al portatore per somme tra i venti ed i venticinque milioni, di una notevole quantità di argenteria e preziosi tenuti nascosti in cassette di sicurezza, di cinquanta milioni in Bot, di un terreno, due ville e due appartamenti a Palermo e di sei appartamenti in pieno centro a Roma. Quando nel 1982 il generale viene condannato a sette anni di reclusione, lo stipendio medio di un ufficiale del suo livello è di circa trenta milioni l’anno. Ma anche su questo gli autori della fiction hanno seguito il motto “nènti sàcciu, nènti dìcu e nènti vògghiu sapìri”. E niente hanno potuto vedere, sentire e sapere i telespettatori che non hanno mai conosciuto i fatti o li hanno dimenticati. Per loro ha fatto tutto il commissario col pizzetto, in collaborazione con Biagio Schirò. «La fiction è fiction» si sente ancora dire. Ma non è proprio così perché le omissioni sospette e le evidenti falsificazioni , se da un canto hanno compromesso il pieno successo di una realizzazione televisiva tecnicamente ben fatta, dall’altro hanno disinformato l’opinione pubblica ed arrecato un grave danno alla memoria di fedeli servitori dello Stato che - dopo aver fatto il loro dovere in prima con competenza e coraggio, agendo ad oltranza e senza guardare in faccia nessuno - non sono stati ancora difesi dagli alti vertici dei Corpi di appartenenza. ENZO GUIDOTTO Presidente “Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso”
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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