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Csm: De Magistris deve lasciare Catanzaro PDF Stampa E-mail

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Roma 18 gennaio 2008
Si è conclusa nel modo peggiore la vicenda De Magistris.

 

 

 

La sezione disciplinare del Csm ha disposto il trasferimento del pm da Catanzaro. Non solo quello fisico, ma anche quello funzionale. Ovvero, qualunque sia il futuro di De Magistris, secondo la sentenza non potrà più svolgere ruoli investigativi. Il trasferimento non è immediatamente esecutivo ma è una pena accessoria alla condanna principale, che è quella della censura. Diventerà definitivo solo dopo che si saranno pronunziate le sezioni unite della Cassazione. Amaro il commento del pm: “Il Csm ha scritto una pagina ingiusta nei confronti di un magistrato che non ha fatto altro che esercitare il proprio dovere. De Magistris comunque non si dà per vinto: “Utilizzerò ogni strumento previsto dall'ordinamento democratico per dimostrare la correttezza del mio operato e quanto sia grave la decisione del Csm”. Secondo il Consiglio Superiore della Magistratura quindi De Magistris, durante la propria attività investigativa, avrebbe adottato provvedimenti “abnormi” come il decreto di perquisizione nei confronti del procuratore generale di Potenza, Tufano, oppure come quello con cui aveva disposto che i nomi di due suoi indagati, il senatore Pitelli e il generale Cretella, fossero tenuti chiusi in un armadio blindato. La condanna è stata inflitta inoltre per non aver chiesto la convalida di provvedimenti di fermo e per aver trasmesso alla Procura di Salerno il fascicolo dell'inchiesta Poseidone, dopo che gli era stata avocata dal procuratore di Catanzaro. La sezione disciplinare ha riconosciuto colpevole De Magistris anche per non aver informato dei suoi provvedimenti i suoi diretti superiori. Il pm di Catanzaro è stato comunque assolto da alcune delle accuse che gli aveva mosso la Procura generale della Cassazione, a cominciare da quella di non aver adottato tutte le misure necessarie per impedire la fuga di notizie sulle sue inchieste. Tra gli episodi contestati c’era anche la vicenda della fuga di notizie sull’iscrizione del presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta Why Not. L’assoluzione riguarda anche l’accusa di aver avuto “rapporti disinvolti” con la stampa e di essersi presentato all’opinione pubblica come “vittima di persecuzione da parte di politici e magistrati”. Assolto, infine, dall’addebito di aver diffuso “sospetti” senza prove nei confronti di superiori e colleghi. Questo è quanto il Csm ha decretato dopo quattro ore di consiglio. Il presidente Nicola Mancino ha dichiarato che la decisione, seppur sofferta, è stata unanime. Nessun dubbio. Nessuna incertezza. Non bastavano quindi le avocazioni. De Magistris paga a caro prezzo il proprio senso di giustizia. “Ho solo avuto come punto di riferimento l’articolo 3 della Costituzione. Tutti i cittadini uguali davanti alla legge” ha sempre ribadito l’ormai quasi ex pm. Evidentemente in Italia non è così. Evidentemente è meglio bloccare certi servitori dello Stato dichiarando la loro incapacità. Perché fare il proprio dovere di pm come lo ha fatto De Magistris non si può fare. E’ questo il messaggio del Csm. Un messaggio che, come dice lo stesso De Magistris, “è devastante per i giovani e per i colleghi che verranno. Se in Calabria tocchi certi personaggi, salti”. Al pm di Catanzaro e a professionisti del suo calibro va il nostro appoggio, con la speranza che venga fatta luce sulla Verità di questa vicenda e su altri misteri tipicamente italiani sperando che il tempo sia veramente galantuomo.
Aaron Pettinari

 

 

 

 
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