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Antimafia Duemila

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Processo Talpe Cuffaro condannato PDF Stampa E-mail

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18 gennaio 2008
Palermo.
Questo pomeriggio il presidente della Regione Sicilia
Salvatore Cuffaro è stato condannato
a cinque anni di reclusione per il reato di favoreggiamento personale ed è stato interdetto in via perpetua dai pubblici uffici. Secondo il capo d’accusa P e Q stabilito dall’art.378 (comma 1 e 2) il Governatore avrebbe aiutato, tramite rivelazione e utilizzazioni di segreti d’ufficio, in concorso (ex art.110) con soggetti ignoti (presunte talpe istituzionali) e con Antonio Borzachelli, ex maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, gli imputati Domenico Miceli, Salvatore Aragona e Giuseppe Guttadauro. Il primo condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre i secondi già condannati per associazione mafiosa in via definitiva. Per i giudici della terza sezione del tribunale di Palermo, invece, Cuffaro non avrebbe “agevolato l’attività dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra”. In aula, dove la tensione si è resa ancora più palpabile con l’arrivo dello stesso Governatore, l’imputato ha ascoltato la lettura della sentenza e alle numerosissime telecamere presenti ha dichiarato di sentirsi sollevato e di essere pronto a tornare al lavoro a partire da domani mattina. Questo invece il giudizio emesso dai giudici riguardo gli altri imputati: nello specifico, è stato condannato a 14 anni di reclusione l’ex manager della sanità privata Michele Aiello (associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, truffa, accesso abusivo del sistema informatico della Procura e corruzione). Sette anni sono stati inflitti al maresciallo del Ros, Giorgio Riolo (associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio, corruzione e interferenza illecite nella vita privata altrui). Quattro anni e sei mesi al radiologo Aldo Carcione (rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura). A sei mesi di reclusione è stata condannata l’ex segretaria della Procura, Antonella Buttitta (accesso abusivo al sistema informatico della Procura e rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio); un anno a Roberto Rotondo (favoreggiamento); tre anni a Giacomo Venezia (favoreggiamento); Nove mesi a Michele Giambruno (truffa e corruzione); nove mesi a Salvatore Prestigiacomo (corruzione); due anni ad Adriana La Barbera (corruzione); due anni ad Angelo Calaciura (corruzione); quattro anni e sei mesi e 1500 euro di multa a Lorenzo Ianni (truffa). Sono state condannate per truffa al pagamento di 400 mila euro la società “ATM – Alte Tecnologie Medicali” e al pagamento di 600 mila euro la società “Diagnostica per immagini Villa Santa Teresa”, entrambe persone giuridiche imputate.
Aaron Pettinari
 
 

La sentenza e le prime dichiarazioni del Presidente della Regione Sicilia

 
 
GIOVEDI' VADO DA TOTO’”
Così il boss scoprì la “cimice”, “Talpe”, chiesti 8 anni per Cuffaro.

di Silvia Cordella
 
 
 
 
 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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