| Cosi il boss scoprì la "cimice", "Talpe", chiesti 8 anni per Cuffaro |
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Pagina 1 di 3 di Silvia Cordella
“GIOVEDì VADO DA TOTO’”
Borghesia mafiosa L’inchiesta sulle “talpe”, che ha coinvolto personaggi di primo piano della classe medio alta del circolo cittadino, è riuscita a fotografare vecchi scenari in una Palermo moderna. Uomini dello Stato, ufficiali dell’Arma, professionisti, amministratori insieme a mafiosi o presunti tali, tutti parte di quella “borghesia mafiosa” mai estinta. A scoperchiare la pentola di questa desolante realtà sono state le preziose dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Barbagallo, Antonino Giuffrè, Salvatore Aragona e Francesco Campanella. I pentiti hanno raccontato aspetti differenti di un’unica storia: quella dell’infiltrazione mafiosa all’interno della politica e dell’imprenditoria siciliana, focalizzandosi sulle figure di due volti noti nel panorama imprenditoriale mafioso palermitano: l’imprenditore di Bagheria Michele Aiello e il capomandamento di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Due personaggi che hanno gravitato nella cerchia più ristretta delle amicizie dell’on. Cuffaro, talmente importanti da indurre il Presidente della Regione a spendersi personalmente tutelando loro e se stesso attraverso lo spionaggio informatico delle indagini antimafia. Quelle stesse legate a doppio filo con il capo di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano. Circostanze che hanno procurato al Governatore il rinvio a giudizio per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto d’ufficio.
Miceli a casa del boss “per motivi umanitari” D’altra parte, i motivi per i quali Cuffaro ha necessità di cautelarsi dalle indagini sono diversi anche secondo il pool di Pignatone. Si comincia dalle Regionali del 1991 quando la campagna elettorale del politico di Raffadali (Ag), si arricchisce di strette di mano e richieste di voti ad Angelo Siino, il “ministro dei lavori pubblici” di Cosa Nostra. Incontro confermato dallo stesso onorevole il quale, non ignorava il suo spessore mafioso tanto da provocare le ire dell’allora suo capocorrente on. Mannino. Il Governatore d’altra parte ammette di non avere pregiudizi verso i mafiosi che hanno scontato la loro pena “in quanto cittadini con diritto di voto”. Per questo si incontrerà più volte con gli “amici degli amici”. Lo farà elargendo i suoi consigli al boss Francesco Bonura, intercettato nell’ambito dell’inchiesta “Gotha” a settembre 2005 mentre ne commenta il dialogo a Rosario Marchese. E lo fa incontrando più volte nel suo salotto Salvatore Aragona e Mimmo Miceli per sviluppare progetti di natura economica e politica. Il primo, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (all’epoca dei fatti in attesa del parere della Cassazione), il secondo, condannato anche lui per lo stesso reato lo scorso anno (all’epoca dei fatti abituale frequentatore di Guttadauro). Cuffaro li conosce entrambi dai tempi dell’Università e mantiene con loro un rapporto stabile anche durante la campagna elettorale del 2001. Quella stessa in cui Miceli e Aragona oltre a frequentare la sua abitazione spenderanno parole ed energie per cercare di realizzare i disegni di Guttadauro, tra questi, la candidatura di “Mimmo” sotto le ali del politico agrigentino. Secondo i pm proprio in questo passaggio, non vi sarebbe però la prova diretta dell’accordo tra Guttadauro e Cuffaro. «Se vi fosse saremmo in presenza di una responsabilità di concorso esterno in associazione mafiosa» hanno detto, «questo perché lo stesso Miceli e Aragona erano in quel momento mossi da loro personali e specifici interessi ad acquisire l’appoggio di Guttadauro, vantando di avere quello di Cuffaro e di accreditarsi come tramite con il candidato Presidente». «In mancanza di altri riscontri sul punto dunque (oltre alle ambientali, ndr), non è quindi possibile ritenere senz’altro che le loro parole rispecchino con la necessaria precisione e fedeltà quanto da loro riferito a Cuffaro, né la posizione effettivamente espressa dall’imputato». Secondo il pm inoltre, la prova tangibile del “patto di scambio politico-mafioso non sarebbe emerso con precisione neanche in merito all’attivazione di Cuffaro in favore dei dottori Catarcia e Giannone che come voleva Guttadauro dovevano essere inseriti nei concorsi medici. De Lucia ha precisato sul punto: «che sì, il Governatore si era attivato, ma che questa attivazione rispecchi un pregresso interesse di Guttadauro non è dimostrato». Stessa valutazione per quanto riguarda la vicenda del centro commerciale di Brancaccio che stava tanto a cuore al boss. Anche qui per il pm non vi sarebbero «elementi per ritenere che Cuffaro abbia in alcun modo appoggiato l’iniziativa ».
Il Governatore, che ha sempre smentito naturalmente ogni
addebito, non ha potuto comunque negare la personale conoscenza di Guttadauro
così come il fatto che alla data delle competizioni elettorali 2001 conoscesse
i suoi risvolti giudiziari, sapendo per altro che di tanto in tanto il suo
candidato Miceli lo andava a trovare a casa “per motivi umanitari”. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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