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Cosi il boss scoprì la "cimice", "Talpe", chiesti 8 anni per Cuffaro | Cosi il boss scoprì la "cimice", "Talpe", chiesti 8 anni per Cuffaro |
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La rete riservata D’altronde il Presidente aveva già testato la sua affidabilità di “consigliere” quando nel ’99, Borzacchelli lo aveva convinto ad effettuare una bonifica dalle microspie nei suoi uffici e nella sua abitazione. Ad eseguire i lavori di “ripulitura” venne incaricato uno dei migliori professionisti dell’Arma dei Carabinieri di Palermo: il maresciallo Giorgio Riolo. Questi è infatti il tecnico più competente della sezione anticrimine palermitana e da dieci anni il sottufficiale di riferimento per molte indagini antimafia su latitanti eccellenti del calibro di Salvatore Lo Piccolo, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Riolo è però una spia nelle mani dell’ing. Michele Aiello, il ricchissimo imprenditore vicino alla “famiglia” di Bagheria, inserito nella gestione della spartizione illecita degli appalti in Sicilia, che avrebbe costruito la sua immensa fortuna grazie alla personale protezione di Bernardo Provenzano. All’epoca incensurato e grande sostenitore dell’Udc di Cuffaro, l’ingegnere intratterrà con “Totò” legami di tipo affaristico e amichevole. Gli affari riguarderanno le cliniche di Aiello “Villa Santa Teresa” e “Atm” che, grazie ai raggiri di funzionari compiacenti del distretto sanitario di Bagheria e della Regione, riuscirà a farsi rimborsare fior di quatrini aumentando i suoi ricavi del 780 % in due anni. Per questo motivo il comune di Bagheria e l’Asl 6 hanno chiesto risarcimenti per un complessivo di 86 milioni di euro. I legami amichevoli tra Cuffaro e Aiello invece sfoceranno nelle rivelazioni del 20 e soprattutto del 31 ottobre 2003, quando il Presidente (a quel tempo già indagato nell’inchiesta su Guttadauro), liberandosi dalla scorta con un pretesto, lo vorrà incontrare in incognito nel retrobottega di un negozio di abbigliamento a Bagheria. A quell’appuntamento il leader dell’Udc informerà l’ingegnere Aiello che la Procura (da tempo impegnata a “scavare” sulle sue relazioni con Cosa Nostra e sulle sue strutture sanitarie) aveva puntato i riflettori sui marescialli Ciuro e Riolo, gli ideatori di quella rete riservata di telefonini che serviva a proteggere l’ingegnere dalle indagini. Un sistema di comunicazione costituito da diversi cellulari in uso a lui e ai suoi uomini di fiducia, intestati ad inconsapevoli dipendenti della sua clinica. La rete privata permetteva ai due sottufficiali di riferire e parlare liberamente delle indiscrezioni acquisite sul fronte investigativo: Ciuro violando il sistema informatico della Procura di Palermo, Giorgio Riolo contravvenendo a quei principi di segretezza a cui era tenuto riguardo le investigazioni della sua sezione del Ros. Le rivelazioni del Presidente erano vere. Cuffaro le aveva ricevute da una fonte ben informata in “diretto collegamento” con Roma e che non potevano di certo essere facilmente verificate per via del fatto che i due graduati erano stati iscritti nel registro degli indagati con nomi di copertura.
Purtroppo, hanno concluso i pm, per la reticenza degli
imputati Aiello e Cuffaro non è stato possibile risalire alla fonte informativa
del Governatore sulle indagini segrete a carico di Ciuro e Riolo, sia essa una
“talpa” palermitana, romana o interna alla Procura. Nel tradimento di questi
uomini dello Stato, ha commentato in aula Pignatone è dunque riduttiva la
definizione di “talpe”, rispetto al significato strategico che gli episodi di
questo processo hanno assunto agevolando Cosa Nostra. Un’agevolazione compiuta
in nome di una commistione di «interessi che hanno accomunato mafiosi,
professionisti e appartenenti alle istituzioni della rappresentanza politica».
In questo senso si può dire che «Aiello sia un esempio emblematico della
strategia mafiosa che s’inserisce per via diretta nel sistema produttivo
siciliano anche in settori di alto livello tecnologico e che si può
sintetizzare con le parole di Provenzano riferite da Campanella: «Ora dobbiamo
fare impresa». Infatti non si può non fare riferimento a Provenzano, «la faccia
nascosta ma non meno presente di questo processo». «E ora - ha solo potuto
constatare l’aggiunto a fine requisitoria - si possono solo rimpiangere le
occasioni perdute per la mancata comprensione di quel “pizzino” sequestrato a
Totò Riina nel ’93 e a quelli consegnati da Luigi Ilardo al colonnello Riccio
nel ‘95». Entrambi suggerivano gli interessi gravitanti intorno alle imprese di
Aiello: “Altofonte vicino cava Buttitti (Buttitta, ndr) strada interpoderale.
Ing. Aiello” .
ARTICOLO PUBBLICATO NELLA RIVISTA ANTIMAFIADUEMILA NUMERO 5 2007 IN EDICOLA DAL 22 DICEMBRE 2007 PER ABBONARSI CLICCAQUI
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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