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Hiram: illustrati mezzi di prova ed elenchi dei testi PDF Stampa E-mail

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di Monica Centofante - 29 maggio 2009
Palermo.
Si è tenuta ieri, di fronte alla terza sezione penale del Tribunale di Palermo presieduta da Raimondo Loforti, l’udienza del processo Hiram dedicata all’illustrazione dei mezzi di prova e all’elencazione di imputati e testi da esaminare nel corso del dibattimento.



Tra i quali figurerà, in qualità di imputato in reato connesso, anche Rodolfo Grancini, arrestato nel corso dell’operazione Hiram, la cui posizione era stata stralciata lo scorso 24 aprile.
Ieri, in aula, erano presenti i pubblici ministeri Fernando Asaro e Paolo Guido nonché gli avvocati degli imputati Calogero Russello e Michele Accomando (difesi dall’avv. Antonio Mormino), Guido Peparaio (difeso da Manlio Morcella), Renato De Gregorio (difeso da Rosalba Di Gregorio), Calogero Licata (difeso da Angelo Mangione). Tutti accusati di essere parte di un raffinato ingranaggio messo a punto per aggiustare processi in Cassazione. Il quale ruotava attorno alla stessa figura del faccendiere umbro Rodolfo Grancini, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, “una personalità poliedrica”, secondo la magistratura, in contatto con senatori e deputati e presidente a Orvieto del Circolo del Buon Governo di Marcello Dell'Utri. Al Grancini gli inquirenti erano giunti seguendo il filo del telefono dell'imprenditore mafioso di Mazara del Vallo Michele Accomando. A sua volta individuato perché in contatto con Salvatore Tamburello, anziano uomo d'onore coinvolto in un'indagine sugli affari delle famiglie mafiose della stessa Mazara e di Castelvetrano oltre che sulle attività di copertura della latitanza dei boss Andrea Manciaracina e Natale Bonafede, arrestati a Marsala nel 2003.
Ed è sullo stesso filo che era poi spuntato il nome del Russello, già arrestato il 29 marzo del 2004 nell'ambito della nota operazione “Alta Mafia” perché accusato (anche dai pentiti Angelo Siino e Pasquale Salemi) di avere assunto un ruolo di cerniera tra sfera politica, mondo imprenditoriale locale e ambienti mafiosi, ma “inspiegabilmente” ai domiciliari dal settembre dello stesso anno.
L’operazione Hiram era scattata il 17 giugno del 2008 e aveva portato all'arresto di otto persone tra professionisti, medici, imprenditori, boss mafiosi e alcuni membri di logge massoniche. E per come si era appreso dalla lettura della richiesta di custodia cautelare erano state le intercettazioni a far emergere l’esistenza di un ingranaggio funzionante da tempo, che aveva agevolato anche Giovan Battista Agate uomo d'onore della “famiglia” di Mazara del Vallo e fratello del più noto Mariano Agate, storico capomandamento mazarese.
Nelle carte dell’inchiesta Hiram era inoltre emerso il nome del senatore Marcello Dell'Utri più volte chiamato in causa dagli indagati e apparso nelle attività di appostamento della Polizia Giudiziaria. Alcune conversazioni captate dagli inquirenti avrebbero rivelato gli incontri di Grancini con alti ufficiali delle forze dell'ordine che proprio per il tramite di Dell'Utri poteva vedere riservatamente in luoghi difficilmente intercettabili. Ergo: nelle sacrestie della Chiesa, “dove non ci sono microspie”. “Da lui – è la voce del faccendiere che allude al senatore– ci vedo Generali, colonnelli dei Carabinieri”, “un colonnello di Asti, uno di Prato, un altro del Ministero di Grazia e Giustizia”. “Mi sono venuti a parlare dentro la chiesa”, “oppure li porto sopra nelle stanze segrete, perché volevano scendere in politica”. Uno di questi, a dire del Grancini, ci avrebbe provato. E' il colonnello dei Carabinieri Filipponi, “che sta al Ministero di Grazia e Giustizia, con l'Udc”, che “però non è stato eletto”.
“Perché per essere eletto – conclude – ci vogliono un sacco di soldi, perché non ti devi fidare degli amici, hai capito? Ti devi fidare dei nemici, perché i nemici si comprano e diventano fedeli”.
In seguito agli arresti, Renato De Gregorio aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti mentre il successivo 8 ottobre venivano iscritti nel registro degli indagati due sottufficiali della Guardia di Finanza in servizio a Roma. Interrogati negli uffici del Reparto operativo dei Carabinieri avevano risposto alle domande dei magistrati della Dda palermitana spiegando, in particolare, la natura dei rapporti intrattenuti con il Grancini.
Stessa sorte era toccata all'avvocato Stefano De Carolis Villas, secondo quanto riportato nella richiesta di custodia cautelare gran maestro della “Serenissima Gran Loggia Unita d'Italia”, alla quale erano legati quasi tutti gli indagati. Ascoltato dai magistrati ai quali avrebbe risposto e fornito indicazioni  su contatti e rapporti con persone interessate dall'inchiesta.
In quella stessa data la Cassazione aveva invece annullato con rinvio, il provvedimento con il quale il Tribunale del riesame di Palermo aveva confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'impiegato della Suprema Corte Guido Peparaio e un mese più tardi i pubblici ministeri avevano chiesto, ma non ottenuto, di poter utilizzare le dichiarazioni di Licio Gelli, agli arresti domiciliari a Villa Wanda. L’ex maestro venerabile della loggia P2, sentito come "indagato di reato connesso archiviato", si è avvalso della facoltà di non rispondere. E non ha quindi fatto luce sui suoi presunti contatti con alcuni indagati dell’inchiesta Hiram.
Al processo, che riprenderà il prossimo 4 giugno, i pm Fernando Asaro, Paolo Guido e Pierangelo Padova hanno chiesto di ascoltare, tra i testi, il senatore Marcello Dell'Utri.


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