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Mandanti occulti
Contrada, Tribunale: no a scarcerazione | Contrada, Tribunale: no a scarcerazione |
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Bruno Contrada resta nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli che ha rigettato la richiesta di scarcerazione o di concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute.
"Sono sconcertato, non riesco a capire il motivo di questa decisione", ha detto l'avvocato Giuseppe Lipera. CATANIA, 15 GEN - La decisione dei giudici di Napoli fa seguito all'analoga valutazione del Tribunale di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere che aveva rigettato una richiesta di differimento della pena. Contrada il 2 gennaio scorso, dopo cinque giorni di degenza, aveva lasciato il padiglione Palermo, il reparto per i degenti detenuti, dell'ospedale Cardarelli, rifiutando le cure dei medici. I difensori di Bruno Contrada, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, hanno ribadito che "non si fermeranno" e che la prossima settimana presenteremo alla Corte d'appello di Caltanissetta la richiesta di revisione del processo con il quale l'ex funzionario del Sisde è stato condannato a 10 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. Contrada, 77 anni, fu condannato in primo grado a dieci anni il 5 aprile del 1996. Successivamente i giudici d' appello lo assolsero con formula piena, "perché il fatto non sussiste", il 4 maggio del 2001. Fu proprio la Cassazione ad annullare quella sentenza assolutoria il 12 dicembre 2002 e a disporre un nuovo processo d'appello. Il processo bis si concluse il 25 febbraio del 2006 con la condanna ancora a dieci anni. La Cassazione, il 10 maggio dell'anno successivo, rigettò il ricorso dei difensori di Contrada e la sentenza è così divenuta definitiva. L'indomani Contrada si presentò al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove è ancora detenuto. Il 'fine pena' è fissato per il 1 ottobre del 2014. (ANSA). |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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