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Rassegna Stampa
L'Aquila, provincia di Baghdad | L'Aquila, provincia di Baghdad |
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Sistema Baghdad. Ci sono le zone rosse, c’è la “green zone” ultra protetta del polo amministrativo militare di Coppito, pattugliamenti, posti di blocco ovunque e sorveglianza aerea notturna. Si sta affrontando questa emergenza causata da una catastrofe naturale come se si fosse in guerra, anzi come se si gestisse un’occupazione militare. «Disinformazione, esautorazione delle comunità, arroganza nel trattare con gli amministratori locali da parte del sottosegretario Bertolaso, lasciato comunque solo, unico interlocutore, a trattare con gli abruzzesi. Bertolaso che costretto all’angolo promette, prende impegni, che poi puntualmente il Consiglio dei ministri ribalta. Spero che non sia un gioco delle parti». A parlare è Alvaro Jovannitti, ex parlamentare ed ex segretario regionale del Pci negli anni Settanta, una delle memorie storiche di questo territorio. Lui pensava di godersi la pensione, di occuparsi di storia del movimento operaio in Abruzzo, abbandonando la politica attiva. Ma la scossa del 6 aprile lo ha riproiettato sulla scena come animatore di assemblee e incontri soprattutto fra gli sfollati della costa, che paradossalmente oggi sono quelli che vivono difficoltà ancora più gravi di quelli rimasti nelle tendopoli ma sul loro territorio. «Da un lato il governo, rendendosi conto che i costi per mantenere migliaia persone in case private o alberghi sono molto più alti che averli nei campi, ha individuato il termine del 30 maggio. C’è un’ipotesi di proroga sul tavolo, ma i soldi stanziati sono meno di un terzo della soglia minima richiesta da albergatori e proprietari di case». E quindi fra poco meno di 15 giorni potrebbe verificarsi il rientro di chi ha preferito abbandonare temporaneamente le proprie comunità di origine in tendopoli già ora sature e con il caldo al limite della tenuta sia sul piano igienico sanitario che psicologico. Un altro dato che pesa e peserà sempre di più a Roma è che, dopo la gestione immediata dell’emergenza, non sta accadendo nulla. Nessun cantiere, nessuna opera sostanziale di consolidamento e soprattutto nessuna casetta, baracca, azione anche provvisoria di ricostruzione. I centri storici sono deserti, circondati da militari, e dentro non sta avvenendo nulla. E intanto è iniziato un vero e proprio braccio di ferro fra Protezione civile e autorità locali (a esclusione della Regione del tutto assente in questa fase) sull’individuazione delle aree dove ricostruire. Già si è verificato una impasse a dir poco imbarazzante. I Comuni hanno indicato delle aree, la Protezione civile altre. E ciascuno immobilizza la scelta del soggetto “rivale”. Anche perché la Protezione civile agisce d’imperio, senza nessun contatto con gli uffici tecnici e le amministrazioni, mentre respinge, si sospetta di routine, ogni proposta alternativa. Un esempio di quello che sta accadendo è si è verificato a Paganica, frazione de L’Aquila. La provincia di Trento ha stanziato il denaro necessario e bandito una gara per la costruzione di 170 case costruite con i principi di bioarchitettura da destinare a questo paese alle porte della valle dell’Aterno. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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