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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow News arrow Claudio Fava: Se mio padre fosse vivo tornerebbe oggi a parlare di comitati di affari
Claudio Fava: Se mio padre fosse vivo tornerebbe oggi a parlare di comitati di affari PDF Stampa E-mail
8 gennaio 2007
Catania.
In occasione del ventiquattresimo anniversario dall'uccisione del giornalista Pippo Fava,  
 

 

 

  direttore dei Siciliani, si è svolto a Catania un dibattito a cui ha preso parte tra gli altri il figlio Claudio Fava il quale ha detto che se suo padre fosse vivo e <<dovesse descrivere questa città, oggi tornerebbe a parlare di comitato d'affari>>. Claudio ha puntato il dito contro gli interessi editoriali che a Catania si incrociano con quelli immobiliari ed imprenditoriali. Roberto Morrione, ex direttore di Rai News 24 ed ora presidente di Libera Informazione, premiato per il suo impegno antimafia, ha posto l'accento sulla contraddizione per cui anche se a Catania è stampata l'edizione palermitana di Repubblica questa non viene distribuita nelle edicole della provincia. Occorre recarsi in provincia di Messina o Enna per poter leggere notizie di politica regionale di Cuffaro e dei suoi antagonisti. Si è detto pieno di speranza Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, balzato all'attenzione della cronaca dopo la decisione senza precedenti di espellere dall'associazione degli industriali tutti coloro che pagano il pizzo alla mafia. Lo Bello ha ricordato l'esempio dell'amministrazione di Gela e dell'operato del sindaco Rosario Crocetta che non lascia spazio a società in odore di mafia. Il presidente di Sicindustria ha espresso l'idea di sanzioni amministrative che in tempi rapidi colpiscano chi si piega a pagare il pizzo. Sulle grosse difficoltà nella confisca dei beni delle mafie e sulle minacce che in Calabria ostacolano il reimpiego dei beni confiscati alla ‘ndrangheta si è soffermato invece Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Don  Ciotti ha concluso il suo intervento con le bellissime parole di Pippo Fava: <<A che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?>>. 

Dora Quaranta

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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