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L'Europa condanna il "41 bis" | L'Europa condanna il "41 bis" |
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non interrompe né sospende il vincolo associativo né sostanzialmente impedisce al detenuto di concorrere alla consumazione di gravi reati all’esterno degli stabilimenti carcerari con istigazioni, sollecitazioni, consigli ed altre similari attività. All’interno degli stabilimenti inoltre le gerarchie mafiose si ricostituiscono automaticamente senza soluzione di continuità con gli organigrammi e le organizzazioni esterne, cagionando sovente il sovrapporsi di occulte autorità intramurarie al personale di custodia statale, espropriato in gran parte dei suoi poteri”. Queste sono le parole del giudice Paolo Borsellino. Era il 9 novembre 1984. La legge sul carcere duro ancora non esisteva. L’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario è stato introdotto in principio nel 1986 (legge Gozzini ndr) e riguardava, inizialmente, soltanto le situazioni di rivolta o altre gravi situazioni di emergenza. A seguito della strage di Capaci nel 1992 fu introdotto un secondo comma che rendeva possibile l'applicazione del regime speciale ai detenuti per reati di criminalità organizzata; tale disposizione era valida per tre anni, ma successivi interventi legislativi (a partire dalla legge 16/2/95 n. 36) ne hanno prorogato di anno in anno la validità.
In occasione del decennale della strage di Capaci il 24 maggio 2002 il Consiglio dei Ministri approvò un disegno di legge che prevedeva la proroga per ulteriori quattro anni dell'art. 41 bis (secondo comma), scadente al 31/12/2002 e l’applicazione anche ai reati di terrorismo ed eversione.
Il 23 dicembre 2002, infine, il Parlamento ha eliminato ogni limite temporale all’applicazione del regime. Più di una volta nel corso degli anni il carcere duro è stato sottoposto a critiche. Resta nella storia la lettera proclama di Leoluca Bagarella che in teleconferenza accusa i politici di non aver mantenuto le promesse. Inutile stupirsi. Che il carcere duro non piaccia ai mafiosi può anche essere compreso. La legge prevede il rafforzamento delle misure di sicurezza con riguardo principalmente alla necessità di prevenire contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza, restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, la limitazione della permanenza all’aperto e la censura della corrispondenza. Misure restrittive necessarie proprio per evitare quanto manifestato dal giudice Paolo Borsellino, il 9 novembre 1984; ovvero la continuità dei rapporti tra gli esponenti carcerati e quelli a piede libero. Un testo che probabilmente dovrebbe leggere anche la Corte Europea di Strasburgo. Il 27 novembre scorso, infatti, la stessa ha emesso una sentenza in cui condanna il regime del 41 bis. A renderlo noto è l’Ucpi (Unione delle Camere Penali Italiane ndr). La censura riguarda il mancato rispetto del termine di 10 giorni per l’esame da parte del Tribunale di sorveglianza competente sul ricorso del detenuto contro il provvedimento applicativo del regime di carcere duro. Inoltre si rivolge nei confronti dei decreti ministeriali “fotocopia” che uguali per tutti applicano le restrizioni previste dal 41 bis. Una “palla al balzo” che è stata immediatamente presa dai penalisti, i quali da tempo insistono per l’abolizione del regime di carcere duro, per chiedere alle istituzioni e alle forze politiche per intervenire a riguardo. Un fatto che, se preso in considerazione, lancerebbe un chiaro messaggio a tutta la società civile: la resa dello Stato. Ci si è forse scordati che tra i primi punti del papello stilato da Riina c’era l’aggiustamento dei benefici carcerari? Si è dimenticato il proclama di Leoluca Bagarella? Si son forse dimenticate le parole dei giudici Falcone e Borsellino che in vita hanno sostenuto con forza la necessità di maggiori misure di sicurezza verso i carcerati mafiosi? Forse che la Mafia non è più un pericolo? Noi crediamo che non sia così e restiamo indignati da certe considerazioni. La Mafia si è evoluta nel tempo. Ha rinunciato alla strategia stragista preferendo il “rumoroso silenzio”. Il livello raggiunto è altissimo e non coinvolge solo lo Stato Italiano. Così mentre le mafie sono sempre più globalizzate e fatturano migliaia di milioni di euro, noi siamo ancora lontani anni luce ad avere un unico Ordinamento Giuridico Europeo che uniformi la lotta contro le stesse. Forse la Corte Europea di Strasburgo dovrebbe occuparsi di questo e far sì che il reato per Associazione Mafiosa venga riconosciuto anche negli altri Paesi dell’UE. Sarebbe un primo passo. Aaron Pettinari |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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