| La morte della Bhutto nella polvieriera pakistana |
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Poco prima di essere assassinata aveva detto: “il prossimo obiettivo di Al Qaeda sono io”. Strana frase, a ben pensarci. Perché tutti – almeno molti dei commentatori- avevano pensato che il suo nemico numero uno fosse il generale “non ancora uscente” che guida il Pakistan da molti anni, Pervez Musharraf . E così molti avevano pensato quando Benazir Bhutto venne accolta al suo ritorno in patria, qualche mese prima di morire, da una bomba che era stata fatta esplodere sulla strada che dall'aeroporto la portava a Islamadab. La sorte la salvò , ma uccise oltre 100 dei suoi sostenitori, che si assiepavano entusiasti e pieni di speranza sui bordi della strada. Dunque non era da Musharraf che Benazir aspettava la morte. Oppure dobbiamo pensare che Musharraf sia stato, o sia, un alleato di Osama bin Laden (sempre che Osama sia ancora vivo, naturalmente)? O del mullah Omar, che vivo lo è ancora, sicuramente? O di Ayman Al Zawahiri, che ogni tanto ci diletta con le sue esternazioni, prontamente messe in circolo da Al Jazeera? Risulta difficile pensarlo, visto che il dittatore pakistano è stato in questi anni di lotta al terrorismo internazionale l'alleato numero uno, il fedelissimo degli Stati Uniti. Tanto fedele che Washington, per tenerselo caro, ha chiuso un occhio e anche tutti e due, sui principi democratici violati che – a dire di Bush – l'hanno spinta a fare la guerra in Afghanistan e in Irak. Vero è - cerchiamo di capirci qualche cosa, con molta fatica – che Musharraf era già alla testa del Pakistan in quel fatidico 11 settembre 2001, e non fu molto vigile sul comportamento dei suoi servizi segreti militari (Isi) che l'avevano portato al potere. Fu l'Isi che fece assassinare Masood il 9 settembre. Fu l'Isi che, a quanto risulta inequivocabilmente, mandò 100 mila dollari a Mohammed Atta nei giorni immediatamente precedenti l'attentato contro le Twin Towers. Certo è che agli americani cominciava sempre di più a piacere Benazir Bhutto, più che l'ormai impresentabile Musharraf. Erano stati molto prudenti per non irritare i militari pakistani, gli uomini di Bush, ma s'era capito che volevano le elezioni in Pakistan il più presto possibile, e che non si sarebbero stracciati le vesti se Benazir le avesse vinte. Una donna in primo luogo, meglio di un uomo. Non implicata in alcun modo con l'11 settembre, quindi non in condizione di ricattare nessuno (cosa che, invece, Musharraf ha fatto più d'una volta). E presumibilmente più maneggiabile. Ma doveva essere una transizione senza troppe scosse. Il Pakistan è una polveriera. Per giunta atomica. Nell'ultimo anno è il paese che ha registrato il più alto numero di attentati in tutto il mondo. Se si rompe il Pakistan le vibrazioni del terremoto si sentiranno molto lontano dai suoi confini. Chi ha ucciso Benazir questo si proponeva. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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