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Sep 08th
Home arrow La Rivista arrow Giulietto Chiesa arrow La morte della Bhutto nella polvieriera pakistana
La morte della Bhutto nella polvieriera pakistana PDF Stampa E-mail

giulietto_chiesa.jpgdi Giulietto Chiesa

 

 

 

 

 

Poco prima di essere assassinata aveva detto: “il prossimo obiettivo di Al Qaeda sono io”. Strana frase, a ben pensarci. Perché tutti – almeno molti dei commentatori- avevano pensato che il suo nemico numero uno fosse il generale “non ancora uscente” che guida il Pakistan da molti anni, Pervez Musharraf . E così molti avevano pensato quando Benazir Bhutto venne accolta al suo ritorno in patria, qualche mese prima di morire, da una bomba che era stata fatta esplodere sulla strada che dall'aeroporto la portava a Islamadab. La sorte la salvò , ma uccise oltre 100 dei suoi sostenitori, che si assiepavano entusiasti e pieni di speranza sui bordi della strada. Dunque non era da Musharraf che Benazir aspettava la morte. Oppure dobbiamo pensare che Musharraf sia stato, o sia, un alleato di Osama bin Laden (sempre che Osama sia ancora vivo, naturalmente)? O del mullah Omar, che vivo lo è ancora, sicuramente? O di Ayman Al Zawahiri, che ogni tanto ci diletta con le sue esternazioni, prontamente messe in circolo da Al Jazeera? Risulta difficile pensarlo, visto che il dittatore pakistano è stato in questi anni di lotta al terrorismo internazionale l'alleato numero uno, il fedelissimo degli Stati Uniti. Tanto fedele che Washington, per tenerselo caro, ha chiuso un occhio e anche tutti e due, sui principi democratici violati che – a dire di Bush – l'hanno spinta a fare la guerra in Afghanistan e in Irak. Vero è - cerchiamo di capirci qualche cosa, con molta fatica – che Musharraf era già alla testa del Pakistan in quel fatidico 11 settembre 2001, e non fu molto vigile sul comportamento dei suoi servizi segreti militari (Isi) che l'avevano portato al potere. Fu l'Isi che fece assassinare Masood il 9 settembre. Fu l'Isi che, a quanto risulta inequivocabilmente, mandò 100 mila dollari a Mohammed Atta nei giorni immediatamente precedenti l'attentato contro le Twin Towers. Certo è che agli americani cominciava sempre di più a piacere Benazir Bhutto, più che l'ormai impresentabile Musharraf. Erano stati molto prudenti per non irritare i militari pakistani, gli uomini di Bush, ma s'era capito che volevano le elezioni in Pakistan il più presto possibile, e che non si sarebbero stracciati le vesti se Benazir le avesse vinte. Una donna in primo luogo, meglio di un uomo. Non implicata in alcun modo con l'11 settembre, quindi non in condizione di ricattare nessuno (cosa che, invece, Musharraf ha fatto più d'una volta). E presumibilmente più maneggiabile. Ma doveva essere una transizione senza troppe scosse. Il Pakistan è una polveriera. Per giunta atomica. Nell'ultimo anno è il paese che ha registrato il più alto numero di attentati in tutto il mondo. Se si rompe il Pakistan le vibrazioni del terremoto si sentiranno molto lontano dai suoi confini. Chi ha ucciso Benazir questo si proponeva.

 
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  • La Rivista
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    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
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    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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