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Rassegna Stampa
Tutela totale per l'attore Giulio Cavalli: primo caso di un attore sotto scorta per mafia | Tutela totale per l'attore Giulio Cavalli: primo caso di un attore sotto scorta per mafia |
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di Francesco Piccinini - 11 maggio 2009 In passato aveva già ricevuto minacce di morte. Le intimidazioni arrivarono dopo il suo spettacolo “Do ut Des” che ridicolizzava la mafia. A causa di queste e altre minacce da 7 mesi l’attore era già inserito in un programma di protezione. Giulio Cavalli è da anni impegnato a teatro contro la mafia, e da sei mesi cura una rubrica, RadioMafiopoli , in onda su AgoraVox Italia che si rifà a Onda pazza, la trasmissione di Peppino Impastato, in cui l’attore disonora la mafia. Lunedì 27 aprile 2009 sarà una data che Giulio Cavalli ricorderà a
lungo. In paese normale, per un attore di teatro, il lunedì è il giorno
del riposo ma il nostro, spesso, non è un paese normale. Capita, così,
che un attore nel suo giorno di riposo veda una vettura della polizia
avvicinarsi a casa sua; quella vettura non andrà più via: sarà la sua
scorta o come viene chiamata in gergo tecnico “tutela totale”. Giulio
Cavalli si trova ad esser, suo malgrado, il primo attore italiano a
vivere sotto la protezione dello Stato perché minacciato di morte dalla
mafia.La decisione di assegnare la scorta è stata presa - in un tavolo per la sicurezza tra Prefetto, Questura e Carabinieri - venerdì 24 aprile lo stesso giorno in cui un’inchiesta della procura di Caltanissetta sventava il piano mafioso al nord per uccidere il sindaco di Gela Rosario Crocetta. La stidda ha deciso che Cavalli dà fastidio, dà fastidio per quello che dice e dà fastidio perché troppo vicino a quel sindaco che per ben tre volte è sfuggito alla scure della mafia. Un sodalizio lungo tra Crocetta e Giulio Cavalli che nasce all’ombra dello spettacolo Do ut Des messo in scena dallo stesso attore il 28 Agosto 2008 a Gela. Un sodalizio frutto della comune lotta civica, di Cavalli attraverso il teatro, di Crocetta attraverso la politica. Spettacolo – Do ut Des - che era già costato all’attore la “tutela dinamica”. I carabinieri e la polizia di Lodi iniziano così a occuparsi, con puntualità e professionalità, della sicurezza del loro concittadino. Così, nel 2009, in Italia un attore vede la sua vita sconvolta solo per aver sbeffeggiato un sistema, come quello mafioso, che, troppo spesso, tiene in scacco la nazione. Dopo giornalisti e scrittori, ora anche un attore fa paura. Fa paura perché parla dei mafiosi come uomini di “disonore”. Cavalli fa paura perché prima di tutto è un giullare che ci fa guardare il nostri spettri e li deride. Giulio Cavalli, dalla sua Lodi, ha fatto quello che nessun mafioso può accettare, ha detto: “il re è nudo”, ha descritto personaggi che assomigliano più ai protagonisti di un film di Tod Browning, immersi tra ricotte e camice macchiate d’olio, che a quelli di un romanzo di Puzo. Giulio Cavalli è l’erede della tradizione dei Villon, dei Rabelais, degli Angiolieri, di tutti coloro che davanti al “potere” non abbassano la testa. E’ la conferma che in Lombardia tira “un’aria strana” – come affermato dal Sindaco Moratti –, un’aria che vede gli interessi mafiosi coincidere con quelli economici; un’aria che vede la Lombardia e la Sicilia unirsi per fare “affari”. Ma c’è anche un’altra Sicilia e un’altra Lombardia che si uniscono, sono quelle di Rosario Crocetta e Giulio Cavalli. Due persone così differenti eppure così simili. Figli di un’Italia che dimentica troppo velocemente i suoi “martiri”, uomini che sognano un paese differente, membri di una società civile che non si arrende. Crocetta dice di lui: “Ha legato l’attività di denuncia all’attività artistica, la dice lunga il fatto che un attore che opera a Milano sia minacciato dalla mafia di Gela. Non ci può essere che il più ampio affetto, solidarietà e condivisione. E’ evidente che è legato all’inchiesta su di me perché le persone arrestate erano residenti a Milano”. Da Lunedì 27 Aprile Giulio Cavalli vive sotto scorta. Lunedì 27 Aprile l’Italia è stata ferita a morte… ancora una volta. Tratto da: agoravox.it A Giulio Cavalli l'abbraccio e la solidarietà di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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