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Antimafia Duemila

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Altro che grazia: l’ex 007 vuole la revisione del processo PDF Stampa E-mail

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di Saverio Lodato / Palermo

Dalla Borsellino alle associazioni antimafia, cresce il «no»: pronti ad andare al Quirinale. Mastella: presto il mio parere




Divampano le polemiche sul «caso Contrada». Da una parte, i familiari delle vittime e le associazioni antimafia che non ci stanno. La prospettiva che si aprano le porte del carcere per Bruno Contrada, l’ex numero 2 del Sisde condannato in via definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, viene considerata un escamotage in vista di una riabilitazione del funzionario. Dall’altra, i parenti di Contrada che escono tutti allo scoperto facendo quadrato attorno al loro congiunto. E con una nota, nel primo pomeriggio di ieri, il Quirinale fa sapere di avere «ben presenti, di fronte a qualsiasi domanda di grazia, tutte le ragioni da prendere in considerazione».
Tutto nasce da una lettera «implorazione-supplica» dell’avvocato Giuseppe Lipera, difensore del condannato, al capo dello Stato, Giorgio Napolitano. In essa, adducendo «gravissimi motivi di salute» - il condannato ha 76 anni, per alcuni giorni ha rifiutato il cibo - si sollecita la sua scarcerazione per evitare che muoia dietro le sbarre del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Ricevuta la supplica, Napolitano l’ha immediatamente girata per competenza al ministro di grazia e giustizia Mastella, il quale ha dichiarato che sebbene quest’iter abbia normalmente la durata di sei mesi, in questo caso si adopererà per far sì che i tempi siano accorciati e accorciati di molto. È un iter che prevede il parere tecnico, ma non vincolante, della Procura generale di Palermo e del Tribunale di sorveglianza di Napoli.
La prima a manifestare tutta la sua contrarietà all’idea che Contrada torni libero, era stata Rita Borsellino, sorella di Paolo assassinato in via D’Amelio, il 19 luglio del 1992: «Ritengo quest’ipotesi estremamente grave. Contrada è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentanti delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita». Per la Borsellino «uno Stato deve sapere distinguere e ricordare, altrimenti il rischio, dirompente per un Paese democratico fondato sulla giustizia, è che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi. La mia richiesta di incontrare il capo dello Stato - conclude - è da sorella di Paolo ma anche da parlamentare e da cittadina italiana».
Immediata la risposta di sette fra fratelli e sorelle di Bruno Contrada (Elisa, Romano, Vittorio, Maria Rosaria, Carlo, Ida e Anna): «Ci rattrista sentire affermazioni crudeli e gravi nei confronti di nostro fratello Bruno... Restiamo ancora solidali per la perdita del nostro grande magistrato Paolo Borsellino, che mai si espresse, né per iscritto e né verbalmente, in modo negativo nei confronti di nostro fratello... Vorremmo lo stesso rispetto per le sofferenze da noi subite per 15 anni e per le torture psicologiche fisiche e morali sopportate da Bruno chiedendoci spesso se per lui sarebbe stato meno penoso morire». Contro replica di Rosanna Scopellitti, figlia del magistrato calabrese primo rappresentante in Cassazione dell’accusa a Cosa Nostra e assassinato nel 1991: «La pietà umana per lo stato di salute di Contrada deve sapersi coniugare con la certezza dell’espiazione della pena, visto che in questo Paese la certezza della pena, tra un indulto una prescrizione e un patteggiamento, non è garantita appieno. Confido nel buon senso del capo dello Stato». Ed è lunga la lista di familiari delle vittime che si riconoscono nelle parole della Borsellino, ma impossibile, per ragioni di spazio, citarli tutti.
Mentre in un primo momento sembrava che il discrimine fra i due schieramenti fosse rappresentato solo da una questione di «sentimenti» - il dolore delle vittime contrapposto al dolore dei familiari del condannato che hanno sperato sino all’ultimo nell’assoluzione del congiunto e che ora lo vogliono a casa - la situazione sembra destinata a complicarsi. L’avvocato Lipera, infatti, aveva ribadito sin dal primo momento che Bruno Contrada non si è mai sognato di «chiedere la grazia» e che la lettera al capo dello Stato era una sua iniziativa personale. Ora si apprende che Contrada ha dato mandato proprio a Lipera di presentare alla Corte d’appello di Caltanissetta istanza di revisione del processo. In altre parole cambia tutto. Guido Contrada, il figlio di Bruno, dichiara: «Non mi sento di commentare niente. Dopo 15 anni di amarezza non credo più a nulla». Tace, almeno sinora, Maria Falcone. Di sicuro c’è che non stiamo parlando di una «pratica qualunque».
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UNITA    27 DICEMBRE 2007
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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