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Antimafia Duemila

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Oct 11th
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Marco Travaglio

L’altro giorno la cassiera di un centro commerciale sta passeggiando per le...

strade di Palermo, quando la sua attenzio- ne viene attratta da un manifesto rimasto lì dall’ultima campagna elettorale. Si avvicina alla foto di un candidato della lista «Azzurri per Palermo» e trasecola: «Ma è l’uomo che ha svaligiato il nostro negozio! Indossa pure lo stesso giubbotto del giorno della rapina!». Corre dai carabinieri, che confrontano la foto del tizio, F.P. di 25 anni, con i filmati della rapina del 22 marzo all’ipermercato, ripresi dalla telecamera a circuito chiuso, e scoprono che fra il candidato e il rapinatore la somiglianza è straordinaria. Lui sostiene che è uno scambio di persona. Il pm crede alla ragazza e chiede l’arresto del giovanotto. Il gip ritiene insufficienti gli elementi. Ma il Riesame dà ragione al pm e, se la Cassazione ne confermerà il verdetto, l’ex candidato finirà in manette. Non sappiamo chi abbia ragione. Ma una cosa è certa: anche se non fosse vera, questa storia sarebbe verosimile. Sempre più spesso la realtà della cronaca supera la più fantasiosa delle barzellette. Chi può meravigliarsi se, dopo tanti corrotti, corruttori, falsificatori di bilanci, truffatori, abusatori e abusivi, qualche partito candida un rapinatore? A Bruxelles c’è persino un condannato per incendio doloso, il leghista Borghezio, alla Camera un condannato per concorso in omicidio, Sergio D’Elia, e in Senato un condannato per fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi, il rifondatore comunista Daniele Farina, subito promosso - per competenza - vicepresidente della commissione Giustizia. E alla commissione Antimafia lottano indefessamente contro le cosche due pregiudicati per corruzione, Vito e Pomicino, mentre il presidente Francesco Forgione intima a Montezemolo di «cacciare i condannati dalla Confindustria»: lui che non ha mosso un dito contro l’arrivo di due condannati nella commissione che dovrebbe combattere la mafia.Comunque vada a finire la faccenda palermitana, d’ora in poi gli elettori guarderanno i volantini, i santini e i manifestini elettorali con occhio diverso. Ieri intanto è finito agli arresti domiciliari Marco Verzaschi, da mesi inquisito nello scandalo delle Asl del Lazio per concussione e corruzione, cioè per aver chiesto tangenti a «Lady Asl» quand’era assessore regionale di Forza Italia. Poi passò all’Udeur, il partito di Mastella, ministro della Giustizia. Fino a quattro giorni fa Verzaschi era sottosegretario alla Difesa (infatti ora deve difendersi). Poi all’improvviso si dimise per imperscrutabili «ragioni personali». Ieri s’è saputo quali: stavano per arrestarlo. A questo punto sarebbe interessante capire come facesse a prevederlo, visto che la custodia cautelare è un atto «a sorpresa», in quanto serve a impedire all’indagato di fuggire, di inquinare le prove o di ripetere reati della stessa specie. Se uno viene informato in anticipo che finirà in manette, può darsi alla fuga, inquinare le prove o ripetere i reati. E, siccome del suo arresto potevano sapere solo i pm che l’avevano chiesto e il gip che lo doveva disporre, il cerchio dei sospetti si restringe. Fra l’altro il gip, nella sua ordinanza, scrive che «la gravità delle esigenze cautelari» avrebbe «imposto la custodia cautelare in carcere». Ma la Procura non l’ha chiesta, accontentandosi di lasciare Verzaschi a casa per un po’. Ora, visto che Clementina Forleo e Luigi De Magistris rischiano il trasferimento e la carriera perché avrebbero innescato «fughe di notizie» e «violato riserbo» (senza parlare delle proprie indagini e ai propri indagati), forse il Csm dovrebbe dare un’occhiata anche a quel che è accaduto a Roma con Verzaschi, essendo inusuale che un candidato alle manette sappia in anticipo che stanno andando a prenderlo. Ma l’azione disciplinare spetterebbe al ministro Mastella, che è pure il leader del partito di Verzaschi. E la fuga di notizie, questa volta, anziché danneggiare l’indagato, l’ha favorito. Chi prevede che il Guardasigilli, così occhiuto sulle fughe di notizie (vere o presunte) che lo riguardano, non si scandalizzerà più di tanto per quella che ha dato una mano al suo amico, forse fa peccato. O forse ci azzecca.


Uliwood party
UNITA  11 DICEMBRE 2007
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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